Che cos’è la sindrome del bambino scosso?

· 18 agosto 2017

È una delle principali conseguenze del maltrattamento infantile e la più comune. La sindrome del bambino scosso risulta come conseguenza di scosse violente al bambino: il cervello ha un impatto con il cranio, con lesioni irreversibili e spesso fatali.

La testa di un bambino è piccola ma anche molto sensibile, in più il cervello ne occupa la maggior parte,  per cui è possibile che a causa di un urto la massa encefalica si scontri bruscamente con il cranio, provocando un gonfiore e un’emorragia interna.

In generale, non si percepiscono sintomi esterni, di conseguenza non possiamo sapere immediatamente se nostro figlio è stato colpito da qualcuno o se l’abbiamo fatto noi.

In quali circostanze possiamo parlare della sindrome del bambino scosso?

Anche se ci sorprenderà, con un piccolo colpo in meno di 10 secondi, il bambino potrà soffrire di questo problema. È possibile che si produca una contusione alla testa dopo averlo scosso.

Nei bimbi neonati o ancora piccoli, un colpo alla testa può causare una lesione. È sufficiente che il colpo si sia causato con qualcosa di morbido, per esempio il bimbo può essere stato gettato sul letto o colpito con un cuscino.

Ciò si presenta con maggiore frequenza nei bambini di età inferiore a due anni, ma a volte si può arrivare fino ai cinque anni. In genere questa sindrome si produce quando il bambino è maltrattato perché si applica maggiore forza.

Tuttavia potrebbe anche succedere con colpi più leggeri, correndo con il bimbo in braccio o alzandolo verso l’alto e facendogli fare dei piccoli salti.

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In caso fatale il bambino scosso può essere colpito da un’ipertensione o da un  colpo di frusta , come avviene negli incidenti stradali.

Quali sono i sintomi?

Si riscontra molta riservatezza da parte dei genitori riguardo ai sintomi poiché, come sappiamo, si tratta di maltrattamento infantile. Allo stesso modo, è probabile che non siano stati individuati perché nessuno si aspetta che si tratti di questo.

Possiamo parlare di un quadro clinico in cui si possono notare i seguenti cambiamenti nel bambino:

  • Perdita di conoscenza
  • Crisi respiratoria
  • Visione abbassata
  • Convulsioni
  • Eccesso di sonnolenza o apatia
  • Mancanza di appetito, vomito o alimentazione scorretta
  • Comportamento alterato
  • Basso livello di attenzione
  • Cambio di tonalità della pelle (pallore o pelle bluastra)

Come agire in caso di sindrome del bambino scosso? 

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Stressarsi con il pianto del bebè è un problema comune, tanto da avere un impulso a scuoterlo, per questo è possibile che la persona che si prende cura del nostro bebè lo abbia maltrattato.

In tutti i casi, è necessario prima di tutti aiutare il bambino se ha smesso di respirare, se sviene o è colpito da convulsioni, con i giusti utensili basici per la rianimazione. In seguito, si raccomanda di avvisare le autorità che si occupano del maltrattamento infantile.

Per evitare queste situazioni, è indispensabile non scuotere il bambino per nessuna ragione e verificare che le babysitter e le persone che se ne occupano siano controllate e tolleranti con i bambini. Per calmare il bebè non c’è bisogno di scuoterlo, è preferibile produrre un rumore con l’aspirapolvere o la radio, cantare una canzone o parlargli.

Se siete molto stanche o stressate chiedete aiuto a qualcuno mentre vi riposate e vi calmate. Un bebè piange per tante ragioni, è possibile che si tratti di qualcosa di semplice o da risolvere, ma è importante assicurarsi che non abbia dolore o non ci sia qualcosa che lo infastidisce. 

Il pianto non causa nessun danno al bambino, ma esporlo ad uno shock può essere molto pericoloso. Infine, nel caso in cui il bambino già soffra di questa sindrome, è necessario far presente al medico tutti i sintomi che abbiamo notato e qualunque dettaglio rilevante.