Effetti psicologici della maternità surrogata

· 24 novembre 2018
Nelle righe che seguono vi presentiamo tutto ciò che dovete sapere sull'impatto emotivo prodotto dalla maternità surrogata.

Dietro la maternità surrogata si nascondono numerosi aspetti di carattere psicologico, sociale e legale. In questo articolo analizzeremo sotto la lente di ingrandimento gli effetti psicologici che derivano da questa situazione.

La maternità surrogata (o gestazione d’appoggio, nota anche come “utero in affitto”) è una delle tecniche più controverse di procreazione assistita. Fondamentalmente, consiste nel ricorrere all’aiuto di un’altra donna nel concepimento di un bebè. Le ragioni che spingono a tale scelta possono essere costituite da infertilità o altri problemi di salute.

Quando si ricorre a questa tecnica, ci troviamo di fronte alla presenza non solo dei genitori biologici, ma anche di colei che sarà la portatrice della gestazione. Ciò comporta la presenza di una serie di parametri legali e condizioni che devono essere stabiliti chiaramente, in modo da evitare problemi a breve, medio o lungo termine.

Maternità surrogata

La gravidanza può essere realizzata attraverso due mezzi: per fecondazione artificiale o per fecondazione in vitro.

  • Nella fecondazione artificiale si impiega un ovulo della portatrice e uno spermatozoo dell’uomo che fa parte della coppia che fungerà da genitori. Dal momento che a essere utilizzato è l’ovulo di un’altra donna esterna alla coppia, la madre biologica sarà quest’ultima e non la richiedente.
  • Invece, nella fecondazione in vitro, il procedimento è differente. Alla portatrice viene impiantato un embrione (prodotto dall’unione dell’ovulo e dello spermatozoo dei genitori del bebè), in modo che possa portarlo nel suo utero per i nove mesi seguenti.

Per quanto riguarda i diversi tipi di maternità surrogata, possiamo menzionare quella altruista. In questo caso, la donna che ospita il bebè nel proprio ventre non riceve alcun genere di beneficio economico, perché non è interessata a questo aspetto.

La maternità surrogata può generare un gran numero di dubbi e incertezze

Tuttavia, non tutti i casi si verificano in questa maniera. Infatti, l’eventualità più comune è quella nella quale una donna offre il proprio ventre in cambio di una ricompensa economica. Può accadere per diverse ragioni. Questo tipo di gestazione d’appoggio è nota come maternità surrogata a scopo di lucro.

Indipendentemente dal tipo di maternità surrogata, i genitori del bebè devono farsi carico della portatrice della gestazione, dell’assistenza medica, dell’alimentazione, ecc. In questo modo si responsabilizzano e diventano partecipi del processo di gestazione del loro bebè.

Quali sono le caratteristiche dell’esperienza della portatrice della gestazione?

Anche se per concretizzare la maternità surrogata è richiesto il consenso della donna che fornisce il proprio ventre, quest’ultima può comunque trovarsi ad affrontare un’esperienza che potrebbe rivelarsi dolorosa o traumatica.

Alcuni esperti sostengono che, anche se la madre che porta il bebè accetta il fatto che dovrà consegnarlo una volta che sarà nato, è possibile che in lei si sviluppi comunque l’istinto materno, che potrebbe portare serie complicazioni.

A volte, soprattutto quando si tratta di casi altruisti, la madre sostitutiva può continuare a vedere il bebè (con il consenso dei genitori) ed essere così testimone della sua crescita, condividendone le esperienze.

Al contrario, quando si tratta di un accordo a carattere esclusivamente commerciale o a scopo di lucro, il bebè viene allontanato per sempre dalla portatrice della gravidanza, che non conoscerà mai. Anche se è stata lei a dare alla luce il bambino, non godrà di alcun riconoscimento in ambito né familiare né sociale. Cosa che potrebbe costituire un duro colpo, per lei.

Infatti, sono noti numerosi casi di portatrici che, all’avvicinarsi del giorno della nascita, si pentono della scelta fatta, rifiutandosi di separarsi dal bebè.

Per prevenire situazioni di questo genere, si raccomanda che la portatrice non sia una primiparaperché è quando non si hanno già figli propri che è più facile che si creino vincoli con il bebè che dovrà essere consegnato ai genitori.

A che cosa vengono sottoposti i genitori del bebè?

la maternità surrogata deve rispettare una serie di parametri legali

L’altra faccia della medaglia presenta i genitori che hanno bisogno di aiuto per poter concepire un figlio. Per molti sono i genitori del bebè coloro che affrontano la parte più difficile. Sono loro, infatti, che dovranno decidere se raccontare o no al loro figlio che è stato portato in grembo da un’altra donna, che non è la madre che ha sempre conosciuto.

I genitori che decidono di prendere un utero in affitto devono affrontare il dilemma della scelta di una portatrice che conoscono o che non conoscono e concordare il momento nel quale riceveranno il bambino.

Alcuni preferiscono che si tratti del giorno stesso della nascita. Altri, invece, consentono che, durante i primi tre mesi di vita, sia la madre gestante ad allattarlo. Inoltre, è sempre presente il dubbio che la portatrice non sia in grado di consegnare il bebè così come è stato concordato.

I genitori del bebè sono sottoposti a:

  1. Incertezza.
  2. Angoscia.
  3. Stress.
  4. Conflitti morali.

In definitiva, si tratta di una situazione complessa che genera molti dubbi, pressioni e angosce, che a loro volta possono sfociare in una grave crisi emotiva che i genitori potrebbero riversare sul bambino nel corso della sua crescita.

Nei paesi nei quali questo genere di pratica è comune, si raccomanda di sottoporsi ad assistenza legale e psicologica, per riuscire a portare a termine questo processo nella maniera migliore possibile.

La maternità surrogata comporta una serie di sfide di carattere emotivo per tutte le persone coinvolte. Quindi, prima di scegliere questa opzione, conviene prendere in considerazione delle alternative, come l’adozione.

La maternità e la paternità sono ruoli sacri. Quindi, vale la pena tenere conto di tutte le possibili prospettive, per poter godere dei propri figli e coltivare relazioni affettive sane.