La conciliazione di lavoro e famiglia: cosa dice la legge in Italia

13 Gennaio 2019
I diritti di conciliazione permettono di armonizzare il tempo dedicato alla famiglia e quello destinato al lavoro. Ecco quali sono i benefici di cui godono i genitori che lavorano.

I diritti di conciliazione della vita familiare e lavorativa regolati dalla legge italiana corrispondono a quei decreti posti a salvaguardia della concordanza tra il tempo dedicato al lavoro e quello dedicato alla famiglia.

Noi di Siamo Mamme pensiamo tanto al vostro benessere quanto a quello della vostra famiglia. Per questa ragione abbiamo deciso di dedicare questo spazio all’esposizione di alcuni dei vostri diritti di conciliazione.

Nelle righe che seguono ve ne offriremo un breve riassunto.

Quali vantaggi mi offrono i diritti di conciliazione?

Raggiungere un equilibrio tra le responsabilità lavorative e familiari per poter contribuire in maniera positiva alla salute e al benessere dei cittadini rappresenta uno degli obiettivi perseguiti dalle misure contenute nei diritti di conciliazione della vita familiare e lavorativa.

I diritti di conciliazione consentono di raggiungere un equilibrio tra le necessità familiari e quelle lavorative

Questi paragrafi della legge proteggono i lavoratori italiani, garantendo loro numerosi diritti che devono essere soddisfatti alla lettera dalle aziende per le quali lavorano.

Fate attenzione. Voi e i vostri familiari, in quanto lavoratori, avete diritto a godere dei benefici che seguono.

Congedo di maternità

Alle donne incinte, ogni volta che danno alla luce un bambino, viene concesso un congedo di maternità di una durata minima di cinque mesi. Questo periodo garantisce il loro completo recupero, sia in caso di parto naturale che di cesareo.

Il permesso a cui ci stiamo riferendo può godere di un’estensione nel numero di giorni quando, per esempio, si verifica un parto gemellare.

Questo diritto permette che la puerpera e il neonato possano rimanere insieme, in modo da poter così consolidare il legame di fiducia, affetto, attaccamento e amore che li unirà per tutta la vita.

Il periodo stabilito dalla legge consente al neonato di ricevere senza interruzione il latte materno che lo alimenterà e immunizzerà durante la prima fase della sua vita.

Il congedo di maternità permette alla madre di disporre di più tempo per accarezzare il suo bebè, baciarlo, cantargli canzoncine, fargli il bagno, parlargli da vicino, ecc.

Tutti questi stimoli verranno utilizzati dal neonato per stabilire le sue connessioni neurali (sinapsi), consentendo al suo cervello in fase di formazione di “imparare” e proseguire il proprio sviluppo.

Flessibilizzazione della giornata lavorativa

La legge tutela il neonato in modo che possa ricevere il latte materno per tutto il tempo necessario

Il lavoratore o la lavoratrice ha diritto di variare sia la durata che la distribuzione delle ore della propria giornata lavorativa, allo scopo di dedicare più tempo alla propria vita familiare e personale.

L’orario di lavoro verrà concordato dal datore di lavoro e dal lavoratore. In questo modo potrà essere sviluppato in maniera continuativa secondo i metodi organizzativi più adeguati. Per esempio, potrebbe venire concepito sulla base della mezza giornata lavorativa.

Permesso per allattamento

Ogni volta che i genitori fanno uso dei propri congedi di maternità e paternità, il neonato continua a godere del diritto a ricevere il tanto necessario sostentamento alimentare attraverso l’allattamento.

Con questo obiettivo, la legge per l’uguaglianza concede al padre o alla madre fino a due ore giornaliere di riposo retribuito per l’allattamento del piccolo. Questo permesso può essere goduto fino al compimento del primo anno di vita del bambino. Nei casi di parti gemellari, inoltre, la durata del riposo giornaliero viene moltiplicata per il numero di ogni bambino.

Riduzione della giornata lavorativa

Chiunque si trovi nella situazione di:

  • avere un figlio convivente di non oltre i 13 anni di età;
  • occuparsi di un figlio convivente portatore di handicap;
  • assistere il coniuge, un figlio o un genitore che soffre di malattie oncologiche o gravi patologie cronico-degenerative;
  • assistere un convivente con handicap grave, invalido al 100% e che ha bisogno di aiuto costante perché incapace di compiere gli atti quotidiani della vita;

Ha diritto a veder esaudita la propria richiesta di riduzione della giornata lavorativa, per potersi così dedicare alle attenzioni richieste dalla persona assistita.

Congedo di paternità

Che la madre decida o meno di godere del congedo parentale a cui ha diritto, anche il lavoratore padre ha diritto a usufruire di un periodo di astensione dal lavoro per poter trascorrere più tempo con la propria famiglia.

Secondo l’accordo stabilito dalla legge, i genitori maschi hanno il diritto di ottenere un congedo di paternità che può arrivare fino a cinque giorni.

Questo congedo può essere goduto entro i primi cinque mesi di vita del bambino. Il congedo obbligatorio è di quattro giorni, che possono essere goduti anche in via non continuativa. A questi si può aggiungere un giorno di congedo facoltativo, a condizione, però, che la madre rinunci a un giorno del proprio congedo.

È importate ricordare che tutte queste normative devono essere concordate tra il lavoratore e il datore di lavoro. Inoltre, possono essere modificate in base alle necessità di entrambe le parti.

Conciliazione: in Italia

Proprio come è stato detto al principio di questo post, vi abbiamo offerto un piccolo riassunto di alcuni dei diritti fondamentali di cui godono i lavoratori e le lavoratrici.

Noi di Siamo mamme vi consigliamo di approfondire l’argomento, in modo che possiate tenervi al corrente delle possibilità che la legge vi offre perché possiate conciliare la vostra vita familiare con quella lavorativa.