Il congedo parentale: come funziona in Italia

29 giugno 2018
Il congedo parentale è uno dei diritti di ogni genitore lavoratore. Qui vi spieghiamo come funziona.

Ogni madre lavoratrice ha il diritto di chiedere dei periodi di congedo parentale dopo la maternità. Si tratta di una misura il cui obiettivo consiste nel soddisfare la necessità di conciliare la vita familiare con quella lavorativa.

Attualmente, esistono leggi che garantiscono una serie di diritti a favore delle future mamme che desiderano avere figli e, allo stesso tempo, conservare il proprio posto di lavoro.

Nella maggior parte dei casi, non è semplice chiedere una diminuzione del carico di lavoro dopo la maternità. È possibile che le neomamme temano le reazioni dei loro superiori e che pensino che la situazione possa provocare un possibile licenziamento o il mancato rinnovo del contratto.

Nonostante tutto, il congedo parentale dopo la maternità è un diritto di cui possono avvalersi tutte quelle donne e quegli uomini che hanno a carico un figlio naturale o adottivo fino al compimento del dodicesimo anno di età.

Che cosa bisogna sapere?

In Italia, il congedo di maternità obbligatorio impone che la gestante si astenga dal lavoro per un periodo di 5 mesi a cavallo del parto. Questo periodo ha inizio 2 mesi prima della presunta data del parto e si conclude al compimento del terzo mese del bambino (2+3). Può essere traslato fino a coprire 1 mese prima e 4 mesi dopo il parto (1+4).

Durante questo periodo, la donna percepisce l’80% della sua retribuzione, erogata dall’Inps. Questa quota può prevedere l’integrazione al 100% da parte del datore di lavoro.

Il congedo parentale ha lo scopo di conciliare la vita familiare con quella lavorativa

Nel caso in cui le condizioni di lavoro o ambientali possano compromettere la salute della donna o del bambino, il datore di lavoro è tenuto ad adibire la lavoratrice a mansioni non pregiudizievoli, senza alcun mutamento di qualifica o retribuzione.

Se la donna non può essere spostata ad altre mansioni, invece, può godere di un periodo di astensione dal lavoro anticipato, a partire dalla comunicazione dello stato di gravidanza. Inoltre, se le condizioni di lavoro presentano rischi per l’allattamento, questo periodo può essere prorogato fino a 7 mesi dopo il parto.

Se per la lavoratrice madre è impossibile fruire del congedo di maternità, il diritto all’astensione dal lavoro spetta al padre, nel caso in cui sia lavoratore dipendente o iscritto alla Gestione Separata. Il padre gode comunque di un congedo obbligatorio di paternità della durata di 4 giorni, a cui se ne può aggiungere uno facoltativo, da godere entro il compimento del quinto mese di vita del bambino.

Il congedo parentale

In aggiunta al periodo di astensione obbligatorio, la madre può godere di un periodo facoltativo. È chiamato anche “congedo parentale” perché può essere goduto da entrambi i genitori. Come è stato detto in precedenza, può essere utilizzato fino al compimento del dodicesimo anno del bambino.

La madre può fruire di questo congedo per un periodo massimo di 6 mesi, mentre per il padre può raggiungere i 7 mesi. Il periodo cumulativo, però, non può superare complessivamente i 10 mesi (oppure gli 11, nel caso in cui il padre usufruisca di almeno 3 mesi). Il congedo può essere goduto su base mensile, giornaliera od oraria, in base alle necessità del lavoratore.

In questo caso, però, viene applicata una riduzione della retribuzione. Quest’ultima, infatti, sarà del 30% fino al sesto anno di vita del bambino. Tra i 6 e 12 anni del bambino, invece, le giornate di congedo non vengono retribuite.

Recentemente, è stata introdotta un’alternativa al congedo parentale, che consiste in un orario di lavoro part-time. È infatti possibile chiedere, per una sola volta, di trasformare il rapporto di lavoro da tempo pieno a parziale, con una riduzione dell’orario che non superi il 50%. La retribuzione, naturalmente, verrà ridimensionata in proporzione.

Non riesco a pensare a nessuna necessità dell’infanzia così forte come quella data dalla protezione da parte di un padre.

-Sigmund Freud-

Anche il periodo dell'allattamento è protetto dalla legge

Come presentare la domanda di congedo parentale?

Dal momento che il congedo parentale non è una prestazione che viene riconosciuta automaticamente, per poterne godere è necessario farne richiesta. Inoltre, ha la caratteristica di essere particolarmente flessibile. Si può quindi decidere se goderne in un’unica soluzione oppure in maniera frazionata, suddividendolo in più periodi.

Nel primo caso sarà sufficiente presentare un’unica domanda al proprio datore di lavoro. Nel secondo, invece, anche le richieste andranno frazionate.

Tali richieste possono essere fatte tramite patronato, chiamando il numero verde dell’Inps oppure direttamente online, mediante l’area riservata del cittadino.

In definitiva, il congedo parentale garantisce ai lavoratori una speciale protezione. Come madri, è importante che siate a conoscenza della possibilità di approfittarne, sempre pensando al massimo benessere per voi e i vostri figli.

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