Attenzione: evitate di abbassare il prepuzio nei bambini

· 23 gennaio 2018

La vita delle femmine sarà anche più complicata fin dalla nascita, ma neanche i maschietti possono stare troppo tranquilli. Il problema del prepuzio e di una possibile fimosi complica l’esistenza di mamme e papà già nei primi giorni di vita del bambino. Per molto tempo il problema non è stato risolto se non quando era strettamente necessario, ma oggi esistono nuovi trattamenti.

Molti medici e operatori sanitari consigliano di abbassare la pelle del pene dei neonati molto presto. Come? Ritraendo il prepuzio fino al massimo consentito.  Può essere un’operazione dolorosa, che provoca sanguinamento e una frizione forzata, ma che, secondo loro, evita possibili problemi futuri.

Secondo gli specialisti questa opzione, per quanto sgradita al bambino, gli può evitare mali più grandi, come per esempio un potenziale intervento chirurgico nel caso in cui la pelle non si staccasse in maniera naturale. Allo stesso modo, sono convinti che si tratti un procedimento che non lo pregiudicherà una volta guarita l’area.  

In che modo l’abbassamento della pelle del pene pregiudica il bambino?

bambino con la sua mamma

Secondo un articolo del pediatra JM Garat, intitolato “Trattamento conservativo del prepuzio”, tutto dipende dallo sviluppo di ciascun bambino. In base alla sua esperienza, la pelle del pene si può abbassare fin dalla nascita  nel 4% dei casi.  Gli altri bambini, invece, devono aspettare anche fino ai 5 anni e rappresentano la maggior parte della popolazione con il 92% dei casi.

Alcuni pediatri si preoccupano se la retrazione non avviene tra i 2 e i 3 anni e per questo diagnosticano una fimosi prematura.  Secondo Garat, tuttavia, a sperimentare una ritrazione del prepuzio entro i 12 mesi di vita è solo il 50% dei bambini. Tra i due e i tre anni lo sperimentano il 75% e il 90% rispettivamente. Vale a dire che non tutti i casi sono uguali. Bisogna aspettare e vedere come si evolve ciascuno di essi.

Per esempio, per il 4% dei bambini che ritraggono il prepuzio già dalla nascita il problema non sussiste, poiché è inutile ricorrere a una manovra forzata.  Ma considerato che il 90% dei bambini deve aspettare anche fino ai 5 anni, è assolutamente sconsigliabile forzarli prematuramente. 

 Anche se ogni parte ritiene di avere ragione, l’evoluzione spontanea sembra essere l’opzione migliore. Avere pazienza, preparare la zona, e aspettare il momento giusto è la scelta più saggia. Per questo è consigliabile che i medici o le infermiere non tocchino il pene del bambino.

Il processo di retrazione del prepuzio

neonato con la sua mamma

Uno studio condotto su alcuni bambini giapponesi nel 1996 ha scoperto che l’organismo si prepara a risolvere il problema fin dall’inizio. Al momento della nascita, la pelle del pene comincia a evolversi per evitare una possibile fimosi. Ma deve rimanere una protezione del glande per evitare possibili infezioni.

Come sappiamo, il contatto con l’urina e le feci può provocare infezioni nel glande se privato della sua protezione naturale. Da lì l’esistenza di un anello piuttosto stretto che impedisce che la pelle venga tirata con facilità. Di conseguenza, basta una sola tirata per dare luogo a ferite che poi si rimarginano lasciando fastidiose cicatrici. Ecco perché la retrazione del prepuzio avviene fisiologicamente nel momento in cui questo è pronto.

Secondo il suddetto studio, il 40% dei bambini intorno all’anno di età conserva ancora questo anello, poi scomparirà con il passare degli anni. Inoltre la pelle può aderire al glande e può impiegare un po’ di tempo prima di staccarsi. Non per questo va staccata con la forza.  Risulta che tra i 6 e i 7 anni, il 73% dei bambini presenta ancora alcune di queste aderenze. Questi casi non sono ancora considerati casi di fimosi, vale a dire che si può aspettare che le aderenze cedano.

La cosa migliore è abbassare la pelle poco a poco durante il bagnetto, con delicatezza e senza aspettarsi che ceda troppo. A seconda del bambino, ci saranno più o meno aderenze che rendono difficile la suddetta evoluzione.  Di sicuro, possiamo attendere ancora un po’ prima di parlare della necessità di un intervento chirurgico.