Processo di dilatazione: cos’è e come avviene

27 Aprile 2018

“Conoscere come si sviluppa il processo di dilatazione può aiutarvi ad affrontare il travaglio con maggiore serenità.”

Il processo di dilatazione si configura come la prima tappa del parto; insieme all’espulsione del feto e della placenta, formano i 3 eventi chiave per dare alla luce un figlio.

Durante la dilatazione il collo uterino svolge un ruolo fondamentale per la gravidanza e il parto. Le contrazioni faranno in modo che il collo si apra permettendo la nascita del neonato.

Esiste purtroppo il rischio che il collo dell’utero si accorci o si apra del tutto, a causa di contrazioni premature. In questo caso è consigliabile essere ricoverate in ospedale per poter monitorare le contrazioni e la salute di madre e feto.

Invece, durante la gestazione l’utero si manterrà chiuso per tenere il feto al caldo durante il processo di sviluppo.

Ci sono diversi altri sintomi precedenti il parto che non passeranno inosservati, come l’espulsione del tappo mucoso, l’inizio delle contrazioni, la rottura delle acque e la discesa del feto verso il bacino materno. Tutti questi sintomi anticiperanno il processo di dilatazione.

Quando già sarete totalmente dilatate comincerà il processo di espulsione.

Come avviene il processo di dilatazione?

Il processo di dilatazione può avvenire in due modi:

  • In maniera naturale. Quando succede spontaneamente senza intervento da parte del medico.
  • Attraverso i farmaci. Succede quando per interesse materno o fetale si decide di ricorrere ai medicinali.
processo di dilatazione

Fase di dilatazione

Il tempo che intercorre tra l’apparizione delle doglie fino al momento dell’espulsione del bebè è conosciuto come “fase di dilatazione”.

Si tratta della tappa più lunga del parto e tende a durare tra le 8 e le 12 ore, nel caso si tratti del primo parto. Già a partire dal secondo viene stimata una media di durata tra le 5 e le 7 ore.

In media il collo uterino si espande un centimetro per ora, anche se la velocità non è regolare. I primi centimetri sembrano essere di durata più lunga. Ma ricordate che questa è solo una media perché ogni madre è diversa, così come ogni parto.

Ecco le diversi fasi che costituiscono la fase di dilatazione:

1. Fase latente

Le contrazioni si succedono ogni 5-30 minuti e durano dai 30 ai 45 secondi, anche se non sempre sono sperimentate così dalla futura madre.

Se le contrazioni sono di bassa intensità sentirete dolore dalla schiena fino all’inguine. Tuttavia sono contrazioni vere e proprie: durante questa fase, la dilatazione può arrivare a misurare 3 centimetri.

2. Fase di travaglio attivo

Questo tipo di contrazione avviene ogni 5 minuti e può durare dai 30 ai 40 secondi con una dilatazione che può arrivare ai 5 centimetri.

In questa fase le contrazione si succedono ogni 2 o 3 minuti e possono durare fino a 50 secondi. L’utero arriverà a dilatarsi fino ai 6 centimetri.

3. Fase di accelerazione rapida

Questa è l’ultima tappa della dilatazione del collo dell’utero che permetterà di arrivare ai 10 centimetri di dilatazione. In questa fase i ritmi sono molto più rapidi: le contrazioni sono di più (ogni 2-3 minuti) e si allungano lasciando alla madre poco respiro.

Possono essere accompagnate da nausea, vomito, vampate o brividi. Rappresenta la parte più complicata per la madre.

Il processo di dilatazione: i vari tipi

Esistono due tipi di dilatazione:

Dilatazione passiva

L’utero si dilata dai 0 ai 3 centimetri, le contrazioni sono irregolari con intensità media.

Consigliabile vivere questa fase in un posto tranquillo, come casa o altro. Finché le contrazioni non avverranno ogni 5 minuti per almeno un’ora non dovrete correre in ospedale.

Dilatazione attiva

Il collo dell’utero si dilata dai 3 ai 10 centimetri e le contrazioni sono frequenti e intense.

In questo momento dovrete essere in ospedale pronte per dare alla luce il piccolo.

processo di dilatazione

Collo uterino: quando la dilatazione non progredisce

A volte, la dilatazione del collo uterino non avviene sufficientemente in fretta o come dovrebbe.

Un collo uterino anormale, una storia di interventi chirurgici alla cervice, un bebè troppo grande per il bacino materno o le contrazioni inefficaci possono essere degli esempi di causa scatenante.

Tuttavia questo non vuol dire che si dovrà ricorrere ad un cesareo diretto. Il team medico potrà portare a termine altri interventi grazie a diverse tecniche:

  • Perforare le acque. Significa che la madre avrà contrazioni più forti, maggior appoggio per la testa del bebè nell’utero.
  • Iniezione di ossitocina sintetica. Si aggregherà all’ossitocina naturale, un ormone che genera le contrazioni uterine. Intensificherà le contrazioni e le renderà più frequenti.