Mio figlio non vuole lavorare né studiare: che cosa devo fare?

1 giugno 2018

“Mio figlio non vuole lavorare né studiare!”, si sente dire da sempre più genitori, spesso con rabbia. La realtà è che i giovani che non vogliono lavorare né studiare entrano in un circolo vizioso. Poco a poco, sviluppano la sensazione di non riuscire ad affrontare da soli la vita e si arrendono di fronte alle difficoltà. Tutto ciò può portarli a sentirsi inferiori e disillusi nei confronti di ogni cosa.

Negli ultimi anni, una delle lamentele che i genitori esprimono più di frequente nei confronti dei figli giovani è: “Mio figlio non vuole lavorare né studiare”. Questi giovani disillusi della vita entrano in un periodo di confusione, e non riescono a trovare soddisfazione né nello studio né nel lavoro.

In effetti, dal punto di vista sociale, i giovani privi di stimoli finiscono per diventare una generazione passiva, comoda e mantenuta dai genitori. Non esiste alcuna visione del futuro, e non ci si sforza abbastanza per raggiungere sogni od obiettivi.

Perché mio figlio non vuole lavorare né studiare?

I giovani privi di incentivi sono il risultato di almeno due fattori che colpiscono il loro modo di vedere la vita. Il primo è costituito dall’eccesso di protezione da parte dei genitori, mentre il secondo dalla società.

Di fatto, molti genitori che si lamentano del fatto che “mio figlio non vuole lavorare né studiare” sono coloro che hanno causato questa situazione, iperproteggendoli fin dalla nascita. Non sempre è così, però le statistiche sono sorprendenti, nel mostrare così tanti casi di eccesso di protezione da parte dei genitori.

Questo tipo di educazione produce, come risultato, futuri giovani indolenti. Non si assumono la responsabilità delle proprie azioni e non hanno la capacità di affrontare e risolvere i problemi da soli.

In generale, i giovani con questo problema sentono di non riuscire a farcela da soli, nella vita. Hanno paura di affrontare il futuro e, per questo motivo, si arrendono di fronte alle difficoltà e non sentono il desiderio di superare se stessi. Tutto ciò culmina in un circolo vizioso mentale che li porta a sentirsi inferiori e disillusi di ogni cosa.

Inoltre, visto che sono abituati al fatto che sono i loro genitori a risolvere i loro problemi, sviluppano una scarsa tolleranza alla frustrazione. Quindi, arrivano a reagire molto male, quando le cose non vanno come desiderano loro.

I giovani privi di stimoli finiscono per diventare una generazione passiva, comoda e mantenuta dai genitori

L’aspetto sociale

La società è l’altro fattore che esercita una notevole influenza su questa generazione di giovani che non vogliono né lavorare né studiare. Viviamo in un mondo competitivo, che non concede opportunità a chi fa il suo ingresso nel mondo del lavoro.

Per i giovani diventa difficile collocarsi in una buona posizione, anche dopo diversi anni di studio. Di conseguenza, finiscono per pensare che non valga la pena sforzarsi per ottenere un titolo di studio, perché comunque non ci sono opportunità.

Se per una persona dotata di un titolo di studio è difficile trovare lavoro, lo sarà ancora di più per chi non ha alcun titolo. Quindi, la conclusione che ne deriva è: “A che scopo sforzarmi, se, in ogni caso, la società non mi accetta?”.

I giovani né-né (così chiamati perché non sono impegnati  nel lavoro  nello studio) hanno la sensazione che qualunque sforzo non sia altro che una perdita di tempo. Questa mancanza di desiderio di superare se stessi e lottare per far avverare i propri sogni trasforma questi giovani in vittime di quella società che tanto rifiutano.

Visto che non hanno alcun ideale da seguire, si adeguano alle mode e alle tendenze senza nemmeno domandarsi se queste vadano incontro ai loro gusti. Si trasformano in burattini delle tendenze, senza chiedersi se siano sane o corrette. Si lasciano trasportare passivamente dall’ambiente e consumano tutto ciò che viene loro offerto.

Il risultato finale sarà la loro trasformazione in persone che non possono né desiderano compromettersi o lottare per i propri valori. Tra gli altri motivi, perché ignorano quali sono i loro.

I giovani né-né hanno la sensazione che qualunque sforzo non sia altro che una perdita di tempo.

Mio figlio non vuole lavorare né studiare: è un giovane né-né?

La buona notizia è che i giovani né-né sono ancora una minoranza. Tuttavia, la preoccupazione dei genitori che hanno figli che non vogliono né lavorare né studiare è in aumento. Come si possono aiutare questi giovani? Il primo passo consiste nel comprendere per quale motivo si verifica questo fenomeno. In questo senso, i consigli che seguono potrebbero risultare utili:

Stimolare la sua autostima

In quanto genitori, dobbiamo insegnare ai nostri figli a voler bene a se stessi in maniera equilibrata. Devono sapere quali sono le loro qualità, in modo da poterle coltivare, e imparare a riconoscere i loro difetti, per poterli controllare.

"Mio figlio non vuole lavorare né studiare" è una lamentela sempre più frequente, da parte dei genitori

Promuovere i valori

Le cose materiali non devono mai soffocare le carenze della personalità. In questo modo, nei giovani si rafforzano i valori che li formeranno come adulti responsabili e impegnati nell’ambiente che li circonda.

Stabilire dei limiti ragionevoli

Il fatto di stabilire dei limiti concreti aiuta i giovani ad affrontare la frustrazione e, allo stesso tempo, insegna loro a riconoscere fino a dove possono arrivare. I limiti devono essere chiari: non bisogna esigere troppo, ma nemmeno troppo poco.

Se è necessario, bisogna ricorrere all’assistenza di uno psicologo. Aiuterà la famiglia nell’insieme ad affrontare questo problema, sempre più diffuso. Se siete tra quelle persone che dicono: “Mio figlio non vuole lavorare né studiare”, allora dovete impegnarvi per far cambiare rotta alla situazione.

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