Ritardo psicomotorio nel bambino, i segnali per individuarlo

· 3 settembre 2017

Lo sviluppo e i progressi dei nostri figli sono aspetti a cui dobbiamo sempre prestare molta attenzione. Se i progressi che dovrebbero verificarsi durante i primi tre anni di vita del nostro bimbo, fanno la loro comparsa lentamente o con un livello qualitativo alterato, potrebbe avere un ritardo psicomotorio.

La prima domanda da porci è la seguente: chi si occupa di diagnosticare i problemi legati allo sviluppo? Se abbiamo il sospetto che nostro figlio abbia un ritardo psicomotorio, l’ideale sarà rivolgersi ad uno specialista in disturbi dello sviluppo, che sicuramente sarà in grado di dare un parere più oggettivo rispetto ad un parente.

Quando si tratta dei nostri figli siamo, di norma, poco obiettivi, abbiamo la tendenza a esagerare o a minimizzare. È di vitale importanza sapere quando un bambino non si sta sviluppando in modo corretto durante i primi tre anni di vita. Se non riesce a camminare, giocare o parlare come sarebbe normale per la sua età, potrebbe avere un problema legato allo sviluppo psicomotorio.

Il vostro pediatra di fiducia è il professionista più indicato a cui rivolgersi in questi casi: il suo ruolo è fondamentale per poter ottenere una diagnosi precoce.

Le società scientifiche raccomandano che ogni bambino venga sottoposto ad uno screening neuroevolutivo da affiancare alle normali visite pediatriche: si tratta di una serie di esami fondamentali per valutare lo sviluppo psicomotorio dei nostri figli.

Secondo gli esperti è bene distinguere tra due tipi di ritardo psicomotorio: quello globale e quello specifico.

Il ritardo psicomotorio globale è un disturbo che colpisce non solo le abilità motorie ma interessa anche il ritmo con cui si sviluppano le abilità coinvolte nella comunicazione, nel gioco e nella risoluzione di problemi adatti all’età del bambino.

In questo caso è probabile che il ritardo psicomotorio rilevato e persistente in questi primi anni di vita del bambino sfoci, col passare del tempo, in un ritardo mentale.

Nel caso del ritardo psicomotorio specifico il problema colpisce solo una determinata area, ad esempio l’acquisizione delle abilità posturomotrici (anomalia spesso accompagnata da un deficit qualitativo del tono muscolare), il linguaggio o l’interazione sociale.

gioco-delle-lettere ritardo psicomotorio

Attenzione ai segnali

La diagnosi clinica di un ritardo psicomotorio avviene, di solito, durante i primi mesi di vita del bambino, nel momento in cui si avverte un divario tra lo sviluppo osservato e quello che, invece, ci si aspetta da un bambino di quell’età.

Alcuni bambini affetti da encefalopatia congenita mostrano un deficit della condotta accompagnato da segnali di anomalia neurologica fin dai primi giorni di vita.

La certezza di un ritardo psicomotorio arriva, a volte, dopo un determinato evento patologico che causa un danno cerebrale. Alcune sindromi epilettiche che si manifestano nell’infanzia, ad esempio la sindrome di West o l’epilessia mioclonica severa dell’infanzia, comportano un ritardo psicomotorio.

In altri casi, le epilessie nei primi anni di vita sono il sintomo di un danno cerebrale preesistente.

Un gran numero di bambini che presentavano un leggero deficit mentale sono stati in grado di raggiungere gli obiettivi basici dello sviluppo psicomotorio con relativa normalità. Solo durante il secondo anno di vita si sono manifestati evidenti segni di un ritardo nel linguaggio e una relativa povertà degli schemi di gioco.

Sono frequenti i casi di bambini in età prescolare con disturbi legati ad un ritardo del linguaggio, dell’apprendimento o delle abilità sociali. Ciò porta alla diagnosi di un ritardo psicomotorio generale, a cui fa seguito la conferma di un ritardo mentale leggero o moderato.

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Vi sono alcuni aspetti a cui dovremmo prestare molta attenzione durante i primi tre anni di vita dei nostri piccoli.

Dopo la nascita

  • Effettuare una valutazione dei fattori a rischio.
  • Compiere un esame neurologico e comportamentale.
  • Osservare la motricità spontanea, legata a movimenti generali.
  • Realizzare uno screening audiologico neonatale (otoemissioni acustiche, audiometria mediante potenziali evocati uditivi del tronco encefalico), insieme ad uno screening per controllare l’ipotiroidismo e i disturbi metabolici più frequenti.

Secondo e terzo mese

  • Svolgere un controllo neurologico e comportamentale.
  • Osservare la motricità spontanea e/o praticare un esame neurologico classico.
  • Realizzare eventualmente un secondo esame audiometrico, se persiste il sospetto di ipoacusia o se esistono particolari fattori a rischio.
  • Procedere ad una valutazione del contesto familiare e sociale.

Dai quattro ai sei mesi

  • Realizzare un esame neurologico e comportamentale, con particolare attenzione alle reazioni posturali del collo e del tronco, alla manipolazione, al comportamento visivo e alle interazioni sociali precoci.
  • Realizzare uno screening visivo per controllare la foria oculare.

Dai sette ai dieci mesi

  • Realizzare un esame neurologico e comportamentale, con particolare attenzione alla capacità di stare seduto in modo autonomo e alla manipolazione.
  • Mantenere sotto controllo le abilità rappresentative basiche, tra cui la capacità di immaginare un oggetto anche quando non è presente e di giocare a “compare e scompare”.
  • In questo periodo il bambino dovrebbe anche iniziare a pronunciare i primi gorgoglii imitativi e le prime sillabe (lallazione).

Dai dodici ai quattordici mesi

  • Realizzare un esame neurologico e comportamentale, con particolare attenzione alle modalità di spostamento autonomo e all’inizio della deambulazione. In questo periodo si sviluppa la presa a pinza attraverso l’opposizione pollice-indice.
  • Sviluppo dell’attenzione congiunta.
  • Comparsa di gesti proto dichiarativi e delle prime parole.

Dai diciotto ai venti mesi

  • Realizzare un esame neurologico e comportamentale, con particolare attenzione alla qualità della deambulazione autonoma e all’uso di cucchiaio e bicchiere.
  • Gioco simbolico e fittizio, abilità intersoggettive.
  • Valutazione del lessico, con particolare attenzione alla comprensione e al vocabolario: a quest’età il bambino deve saper dire più di una cinquantina di parole.

Ogni genitore può cercare di ricordare, per un minuto, una serie di parole che ha sentito pronunciare dal figlio: moltiplicando per due le parole ricordate, otterrà approssimativamente il numero reale di parole che compongono il vocabolario attuale del figlio.

Dai due ai tre anni

  • Realizzare un esame neurologico e comportamentale, con particolare attenzione alla qualità della deambulazione autonoma e della corsa.
  • Conoscenza basica dello schema corporeo.
  • Tentativo di usare le matite.
  • Riconoscimento delle immagini.
  • Comparsa dei primi sintagmi (soggetto-verbo-oggetto, alcuni articoli e primi usi delle  diverse forme verbali).
  • Gioco fittizio e di strategia (ingannare l’avversario).
  • Socializzazione in casa e all’asilo nido.