Tecniche innovative per individuare delle complicazioni in gravidanza

· 6 settembre 2017

Qualsiasi gravidanza, anche se si svolge normalmente, richiede l’assistenza di un medico per garantire che si concluderà al meglio. Le complicazioni in gravidanza rendono obbligatorio l’intervento degli specialisti che, con l’aiuto di tecniche innovative, riescono a identificare e risolvere il problema.

Fino a qualche anno fa, molte delle tecniche volte a valutare le condizioni prenatali non esistevano. Oggi esistono metodi talmente sofisticati che possono persino determinare la sindrome di Down.

È necessario che le future madri rispettino i controlli regolari con il loro dottore, anche se la maggior parte delle gravidanze non richiede interventi medici urgenti.

Esami prenatali per identificare le complicazioni in gravidanza

Questi esami fanno parte dei processi valutativi per determinare l’esistenza di problemi per il feto o per la madre. Permettono di scoprire se c’è bisogno di condurre una diagnosi ulteriore: non indicano qual è il problema, ma semplicemente che c’è bisogno di un esame più approfondito.

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Non preoccupatevi di sottoporvi a delle analisi, perché vengono fatte con regolarità, anche quando non ci sono problemi.

Le analisi e gli esami variano anche a seconda della fase della gravidanza, alcuni sono fatti apposta per il primo trimestre e altri per il secondo. Si consiglia di sottoporsi a queste prove nel caso in cui ci sia il rischio di un aborto, una quantità eccessiva di liquido amniotico, patologie come l’anemia e per identificare problemi congeniti.

Tecniche innovative per individuare possibili complicazioni

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È consigliabile sottoporsi alle analisi anche nel caso in cui non ci siano complicazioni, per assicurarsi che non sorgano problemi inaspettati. In qualsiasi fase della gravidanza ci sono dei rischi, persino se si usano delle tecniche molto semplici.

Ecografia o ultrasuoni

Serve sia per individuare dei problemi, sia per ottenere le prime immagini del vostro bambino. Questa tecnica aiuta a scoprire il sesso del bambino, ma anche a identificare le prime anomalie visibili, come difetti del cuore o alterazioni dei cromosomi.

Le ecografie di secondo livello, invece, sono un esame consigliato per osservare da vicino possibili difetti del feto. Si consigliano quando, negli esami di routine, è stata identificata un’anomalia. La tecnica non è invasiva: un apparecchio produce un’immagine grazie a ultrasuoni che, senza nuocere al bambino, permette di osservare l’ambiente interno dell’utero.

Villocentesi o prelievo dei villi coriali

Questi esami innovativi sono consigliati se un’anomalia è stata identificata durante i test del primo trimestre e per le gravidanze ad alto rischio. Consistono nell’analisi di alcuni campioni dei villi coriali, cioè del tessuto della placenta.

Per ottenere questi campioni, ci sono due tecniche: la villocentesi transcervicale e la villocentesi transaddominale.

Implicano alcuni rischi, ma possono determinare tutte le complicazioni genetiche e cromosomiche che possono colpire il feto, tra cui la fibrosi cistica, la sindrome di Down, la sindrome di Turner.

Analisi del sangue

Tramite la misurazione dei livelli di alcune proteine nel sangue della madre, è possibile determinare diverse anomalie, come problemi nei cromosomi o difetti generali.

La chiave sta nell’identificare i livelli troppo bassi o troppo alti della proteina plasmatica A e della gonadotropina corionica umana.

Si tratta di un esame da fare durante i primi mesi, non invasivo e semplice.

Amniocentesi

Identifica problemi collegati ad alterazioni cromosomiche e genetiche e a quelle che si trasformano in difetti congeniti propri di un’apertura del tubo neurale.

È preferibile condurre questo esame durante il primo trimestre. Consiste nell’estrazione di una minima quantità di liquido amniotico. L’analisi si basa sulla misurazione dei livelli di proteine come la alfa-feto proteina o l’enzima acetilcolinesterasi.

Stando ai livelli di questi elementi, è possibile identificare la spina bifida, la gastroschisi, l’anencefalia o la sindrome di Down.