La confusione mentale durante l’allattamento

· 15 ottobre 2016

Probabilmente, se siete mamme che allattano, vi sarà capitato di sentirvi sempre più distratte e smemorate, di tralasciare diverse faccende durante il giorno e di lasciarvi abbattere dalla confusione.

Questa carenza di concentrazione rappresenta spesso un effetto collaterale dell’allattamento. Ciò accade per via degli ormoni che ci si mettono d’impegno per confonderci ulteriormente, inondando il nostro cervello di sostanze che offuscano la ragione.  

Come se non bastasse, le mamme possono attraversare stati di preoccupazione per la condizione che vivono e questo può contribuire ad aumentare il nervosismo. Inoltre, non dimentichiamo che a questa tempesta ormonale si aggiunge la mancanza di sonno e di tempo. 

Che cosa succede al nostro cervello in questo periodo

Diciamo che questa situazione si verifica perché le parti del nostro cervello responsabili della precisione e della concentrazione, si occupano ora di proteggere e seguire il neonato nel corso dei suoi primi sei mesi di vita.

Di conseguenza, è possibile che la mamma di un lattante non sia in grado di articolare parole o di seguire conversazioni che richiedono uno sforzo intellettuale medio. In pratica, in un modo o nell’altro, si perdono l’agilità e l’acutezza mentale. 

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Certamente però, i vantaggi dell’allattamento superano i punti a suo sfavore. I bambini sono perfetti dal punti di vista socio-neurologico e lo scambio comunicativo che avviene nel corso dell’allattamento genera un’esplosione di connessioni neurali nel cervello materno.

Il grado di risposta ormonale cerebrale dipenderà dal tempo e dalle volte in cui un bambino si nutre al seno. Quindi, più volte questo avviene, maggiore è il rilascio di sostanze come la prolattina e l’ossitocina (ormoni maggiormente responsabili del vincolo affettivo).

Di conseguenza, basterà uno sguardo, un semplice gesto o una carezza affinché l’idea di allattare il piccolo sfiori la mente della madre facendo sì che il latte inizi a fuoriuscire. Per il neonato si tratta di una ricompensa immediata, che non gli fornisce solo nutrimento, ma che gli permette anche di sentire l’amore e il sostegno che riceve da parte della madre.

Queste sostanze del benessere vengono trasmesse anche al piccolo, il quale a sua volta libera ossitocina, che contribuisce a calmarlo e a farlo sentire a suo agio.

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L’astinenza durante lo svezzamento

È frequente che le madri soffrano dei sintomi dell’astinenza quando sono lontane dai loro piccoli. In tal senso, è probabile che avvertano paura, ansia e addirittura panico.

Questi sintomi derivano più che altro da uno stato neuro-chimico che da qualcosa di psicologico. Sembra che si tratti infatti di una conseguenza dovuta al fatto che il cervello è pronto a sconvolgere i livelli ormonali se vi è una separazione tra madre e figlio.

I livelli di ossitocina, responsabili della regolazione dello stress, diminuiscono bruscamente. Non dobbiamo dimenticare che l’ossitocina resta nel sangue solo per 3 ore.

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Pertanto, le madri provano questi stessi sintomi anche nel momento in cui avviene lo svezzamento. Inoltre, spesso accade che il termine dell’allattamento coincida con il ritorno a lavoro, e questo finisce con l’influire sullo stato psicologico della madre.

Di conseguenza, è normale che si produca uno stato di ansia e agitazione, poiché il flusso di ossitocina che inondava il cervello prima dell’allattamento si interrompe in maniera quasi repentina.

Molte madri alleviano questa condizione tirando il latte dal seno sul luogo di lavoro non appena possono, cercando così di ridurre in maniera graduale l’abitudine di allattare. Poi magari, durante il fine settimana, allattano ancora i loro piccoli.

Così facendo, non solo si garantisce la produzione di latte, ma si realizza anche quel piacere affettivo e fisiologico dell’allattamento, tanto nella madre quanto nel bambino.

Fonte bibliografica consultata: “Il cervello delle donne” di Louann Brizendine