Alla scoperta del dolore del parto

· 10 luglio 2018
Il dolore del parto è un argomento che preoccupa molte donne in gravidanza, che si chiedono "Sarò capace di sopportarlo?". Oggi vi diciamo tutto quello che c'è da sapere su questo argomento, e ricordatevi che la medicina ormai può alleviare le sofferenze delle partorienti.

Il dolore del parto è uno degli argomenti che più preoccupano le donne in gravidanza. “Sarà così forte che non potrò sopportarlo?”, si chiedono.

Per prima cosa è importante dire che il dolore del parto non è un destino ineluttabile, perché per fortuna oggi la medicina è in grado di alleviarlo, grazie all’anestesia.

“Pura agonia”. Così molti tendono a definire il dolore che provano la maggior parte delle madri durante il parto. Profondo, intenso, avvolgente. È davvero molto complesso cercare di definirlo, o quanto meno di descriverlo. È inspiegabile come l’amore e la natura riescano a preparare il nostro corpo per rendere tollerabile questo momento unico.

Come potrete immaginare, la scienza si è espressa in merito. Ha inoltre offerto degli interessanti confronti che permettono di avvicinarsi a una sommaria approssimazione di ciò che ogni madre prova nel giorno più importante della sua vita. “Dallo stesso dolore, nascerà una nuova alba”, recita una canzone popolare. Niente di meglio per descrivere questo appuntamento in cui si conosce il vero amore della nostra vita.

Il mondo esige risultati. Non raccontare agli altri i dolori del parto. Fai vedere loro il bambino.

-Indira Gandhi-

Il dolore del parto in numeri

Secondo quanto stabilito da diversi studi scientifici, il corpo umano può tollerare fino a 45 unità di dolore. Tuttavia, le donne che mettono alla luce i loro bambini con parto naturale oltrepassano ampiamente questo valore medio.

Infatti, durante il parto una madre può arrivare a provare fino a 57 unità di dolore, approssimativamente. Ma questo non è ancora niente. Perché sia che questo dato vi sembri basso o che siate profondamente sorprese, non potrete ignorare le sue equivalenze.

Secondo alcuni ricercatori, il dolore che ogni madre prova durante il parto vaginale si può equiparare a quello di una rottura simultanea di 20 ossa. Niente di più e niente di meno. Così impressionante e curioso, e allo stesso tempo sinceramente ammirabile per il coraggio e la forza delle donne in questo meraviglioso atto d’amore.

Madre sorride con il figlio in braccio

“Dare alla luce è l’unico dolore per cui vale la pena di soffrire nella vita.”

-Anonimo-

Ora vi starete probabilmente domandando: “è possibile misurare il dolore altrui?”. La realtà è che esiste un altro studio, in cui si afferma che quando si parla di dolore ci si riferisce alla risposta delle cellule nervose (nocicettori).

Queste hanno una reazione ai dolori che superano una determinata soglia, inviando segnali al midollo spinale e al cervello. Questo causa la sensazione di dolore e una reazione che cerca di alleviare il fastidio o il malessere. Come conclusione dello studio, risulta molto difficile misurare il dolore, dal momento che è soggettivo.

Tutto per l’amore da madre a figlio

Ad ogni modo, la maggior parte delle madri che hanno affrontato questo magico momento capisce alla perfezione ciò di cui stiamo parlando. Per questo motivo, crederà assolutamente alle equivalenze che sono state stabilite. Ma anche così sa molto bene che non è questo l’importante o ciò che più ricorda di quel “giorno speciale”.

Perché alla fine l’amore di una madre per i suoi figli è molto più forte di qualsiasi sofferenza. Si tratta di una forza motrice che ci spinge ad ottenere quello che non avremmo creduto possibile. Ci dona un coraggio e una forza che non conoscevamo prima.

Ci spinge ad andare avanti, a vincere ogni ostacolo. A dimenticare il dolore del parto, a demolire ogni timore e a gettare via ogni dubbio. I nostri figli, così, diventano quella debolezza che ci trasforma in persone molto forti. Ci riempiono di energia, ci spingono a raggiungere l’impossibile.

Donna sperimenta il dolore del parto

Ci sono posti nel cuore che non scopri fino a che non ami un figlio.

-Anne Lamott-

Per questo e per molto altro ci troviamo di fronte a una nuova opportunità per ringraziare le nostre madri, per averci dato la vita. Guerriere dell’amore, artigiane della vita, protettrici di sogni. Grazie a loro arriviamo in questo mondo e siamo quelli che siamo anche per merito loro.

In conclusione, si festeggia più che la mera componente biologica, ma anche quella sociale. Perché cosa cambia se il bambino è nato con parto naturale o cesareo, se in fondo al cuore si nasconde lo stesso amore che non conosce limiti ma sì, conosce gli sforzi, il sacrificio e la dedizione?