Evitiamo gli stereotipi con i nostri bambini

19 Dicembre 2018
"Sei cattivo", "Quel bambino è lento", "Matteo è iperattivo": evitiamo di usare questi stereotipi per etichettare la realtà e i nostri figli cresceranno più felici.

Quel bambino è “lento”, il tuo bambino sembra “iperattivo”, “sei una bambina cattiva”…. È necessario evitare gli stereotipi nell’educazione dei nostri figli, perché ogni bambino ha il suo ritmo, il proprio orologio interno e la propria meravigliosa individualità. Educhiamo bambini felici, non persone tutte uguali.

Potremmo dire senza sbagliare, che abbiamo raggiunto un punto nei nostri ambienti educativi in cui cadiamo nell’errore di catalogare come “patologici” molti comportamenti che sono completamente normali.Gli stereotipi agiscono come profezie che si autoavverano, non possiamo dimenticarlo. Quindi, dobbiamo focalizzare il nostro linguaggio e atteggiamento verso la pazienza l’intuizione dei bisogni e l’attenzione individuale.

In effetti, siamo sicuri che in più di un’occasione vi sarà successo. Siete in un parco, all’asilo o nella scuola materna e che altre madri vengano a chiedervi: tuo figlio ancora non parla, non pronuncia bene? Non sa leggere? Ancora non sa scrivere?

Non vi preoccupate. Questa curiosità sull’acquisizione di competenze è normale in molti di nostri contesti più prossimi, tuttavia ciò che conta davvero sono i nostri figli. Vi invitiamo a riflettere sull’argomento e a scoprire alcune idee che vale la pela chiarire.

Gli stereotipi non sempre ci aiutano a capire meglio un bambino

Il linguaggio ha un potere molto grande e sebbene non ci crediamo, può fare molti danni. Facciamo un esempio, non è lo stesso dire “mio figlio va male in matematica” che “mio figlio ha avuto dei problemi in matematica questo trimestre”. Molto probabilmente se quel bambino ascolta la prima frase, immediatamente interiorizza nella sua mente “non vado bene in matematica”.

Invece, con l’espressione “mio figlio ha problemi in matematica” offriamo una realtà più corretta e costruttiva: è una situazione da risolvere e su cui dobbiamo lavorare.

Fare attenzione agli steriotipi

Le diagnosi non sono lo stessa cosa che gli stereotipi

È chiaro che a volte i nostri figli hanno una serie di comportamenti, sintomi e caratteristiche particolari davanti alle quali non abbiamo bisogno di uno stereotipo, ma di una diagnosi. Sapere per esempio che il vostro bambino è autistico o ha un problema di sviluppo è vitale per offrirgli le migliori strategie in base alle sue esigenze.

  • Tuttavia, e nonostante abbiate ricevuto una diagnosi specifica, bisogna andare oltre il semplice stereotipo. Dobbiamo ricordare, ad esempio, che nessun bambino con autismo è uguale all’altro. Da qui la necessità di vedere i nostri bambini come persone eccezionali che avranno bisogno di una serie di stimoli, affetto e comportamenti adeguati a seconda delle loro necessità, non a seconda di ciò che lo stesso “stereotipo” dice.
  • Un altro dettaglio da tenere in considerazione è lo stigma che causano alcune diagnosi, nelle quali ancora fanno male alcuni stereotipi. Un bambino con ADHD (disturbo dell’attenzione con o senza iperattività) non è un bambino malizioso, goffo, imbranato, lento ed ancora meno, “cattivo”.

Non dovremmo mai permettere che altre persone arrivino ad usare questo tipo di termini riguardo ai nostri figli. Le conseguenze che questo tipo di verbalizzazione comporta sono molto negative.

Stereotipi: profezie che si autoavverano

Se a scuola mi dicono che sono “lento” … perché dovrei provare a cambiare se è quello che si aspettano da me? Nella maggior parte delle scuole e in molte famiglie, gli stereotipi sono all’ordine del giorno. Se un bambino è introverso ed ama godersi i suoi momenti di solitudine, è un bambino “strano”, se un bambino è curioso, sveglio e ha sempre una domanda per ogni cosa è un bambino “irrequieto”.

I bambini sono tutti diversi

  • È necessario evitare questo tipo di categorizzazioni che hanno una componente negativa (lento, cattivo, intelligenze, irrequieto, timido, strano, spento…)
  • Uno stereotipo è una parola che il bambino interiorizzerà per tutta la sua vita, che lo farà confrontarsi con gli altri ed autoconvincersi che non può sfuggire da questo modello.
  • Le mamme e i papà cadono quasi per caso in questi stereotipi quando i bambini fanno qualcosa di male. Quando rompono qualcosa, quando si comportano male, quando vengono bocciati a scuola non mancano mai questi aggettivi in cui c’è sempre una componente negativa.
  • Bisogna essere intuitivi ed abili con il linguaggio: devi stare più attento a non rompere di nuovo le cose”, ti sei comportato male, ma mi aspetto il meglio date e non voglio che mi deludi, spero che ti comporterai meglio”,  “sei stato bocciato a matematica, devi sforzarti un po’ di più e vedrai che sarai promosso”.

I bambini attraversano molte fasi, molti cicli in cui matureranno poco a poco a loro ritmo. Non dovremmo cadere nel pericolo di vedere “patologie” dove ci vuole tempo e pazienza, perché altrimenti corriamo il rischio che il loro sviluppo emotivo venga influenzato da queste pressioni esterne.

Rispettate, prendetevi cura, siate presenti e pazienti con i vostri figli. Inoltre, non permettete a nessuno di commettere l’errore di attribuirgli uno stereotipo. Nessuno lo merita.