I voti scolastici non definiscono un bambino

· 14 Febbraio 2019
Noi genitori non dobbiamo fare l'errore di definire i nostri figli in base ai voti scolastici che ottengono. Dire che sono "asini" o "fannulloni" non serve, li farà solo stare male!

Anche se per alcuni genitori è ovvio, ad altri non sembra proprio entrare in testa: non sono i voti scolastici a definire un bambino. Per nessun motivo.

I bambini non devono essere incasellati o etichettati in base a quello che è il loro rendimento scolastico. Ogni bambino vale, e molto. Sono tutti diversi e di conseguenza hanno capacità e attitudini diverse. Analogamente, ogni bambino ha un ritmo di apprendimento diverso da quello degli altri. Ecco perché definire un bambino dai voti scolastici è un grave errore.

Un errore in grado di pregiudicare pesantemente l’autostima del bambino. Che in alcune circostanze potrebbe arrivare a sentirsi poco intelligente e persino discriminato, sia dall’insegnante sia dai compagni.

In questo complesso panorama, il genitore che definisce il figlio dai voti scolastici, che gli mette addosso pressioni per arrivare al tanto agognato dieci non fa altro che ferirlo e danneggiarlo. La cosa importante è riuscire a scorgere le virtù del bambino e sostenerlo quando incontra delle difficoltà.

I voti scolastici: un indicatore, non il karma

 

Un bambino non si definisce dai voti scolastici. I voti sono solo un indicatore

Non sono i voti scolastici a definirlo. Non significa che poiché ha dei voti bassi in determinate materie sia un pelandrone o un asino.

I voti bassi non possono essere considerati in alcun modo un segnale di allerta. Semplicemente ci sono bambini che hanno più difficoltà in determinate materie e meno in altre.

È una cosa del tutto normale. Potrebbe addirittura essere dovuto al fatto che dietro ci sia una proposta o strategia didattica che non è adatta a quel bambino. Non tutti gli argomenti risultano facili da capire e digerire per la maggior parte dei bambini.

Allo stesso modo, potrebbe darsi che il concetto o l’idea da trasmettere non sia ancora adatto per il bambino, che presenta uno sviluppo cognitivo e un livello di maturità personale un po’ più lento.

Per questo stesso motivo, è fondamentale scoprire che mondo si nasconde dietro a questi voti.

Non basta semplicemente limitarsi a etichettare il bambino in base ai voti scolastici: “ottuso”, “stupido”, “fannullone” e altri aggettivi qualificativi che altro non fanno che pregiudicare il bambino, andando a colpire come un pugnale la sua autostima e sicurezza.

Non è necessario riprendere il bambino, castigarlo o farlo oggetto di ulteriori pressioni.

Ovviamente se vostro figlio impara molto lentamente, aiutatelo a percorrere questa strada facendo passi più piccoli, camminando più lentamente insieme all’insegnante. I suoi voti scolastici non possono diventare un karma, e la consegna della pagella un incubo.

Cosa fare per aiutarlo con i voti?

Ogni bambino ha un proprio ritmo di sviluppo cognitivo.

Innanzitutto, se la cosa che vi preoccupa maggiormente sono i voti scolastici, dovete agire. In che modo? Aiutando vostro figlio nel modo giusto.

Ossia, senza fargli pressioni, senza perseguitarlo, senza mortificarlo e senza etichettarlo. L’idea di fondo è di non farlo mai sentire male.

E quindi? In che modo si può agire?

  • Per prima cosa, aiutatelo a fare i compiti della materia in cui ha voti preoccupanti.
  • Ragionate insieme a lui mentre svolge i compiti, offritegli altri strumenti e punti di vista sugli argomenti.
  • Potete cercare del materiale ludico o audiovisivo, molto utile quando si devono trasmettere conoscenza ai bambini in modo più dinamico e interattivo.
  • Motivate vostro figlio, incentivatelo, fategli sentire che può farcela, che credete in lui. E, soprattutto, festeggiate ogni più piccola conquista che fa, che abbia a che vedere con questa difficoltà.
  • Armatevi di santa pazienza e perseveranza, e soprattutto evitate di essere voi a fargli i compiti e a risolvergli i problemi in una determinata materia. Così facendo infatti, non lo aiutate. Anzi. Lo danneggiate ancora di più poiché il bambino imparerà che sua madre è l’unica che riesce a farlo mentre lui non è capace.
  • Inoltre, se ritenete che dietro ai voti scolastici bassi si nasconda qualche problema più complesso – neurologico o di attenzione e comprensione – potete parlare con la maestra e valutare insieme se è il caso di rivolgersi a uno psicopedagogista.

Vedete che ci sono molte strade da imboccare quando a casa arriva una pagella non tanto bella? Optare per un comportamento negativo non farà altro che danneggiare il bambino e peggiorare i suoi voti.

Le alternative che vi abbiamo illustrato in questo articolo sono le più giuste per aiutare vostro figlio in questo processo. Quale scegliete?