Parto indotto: cos’è e come avviene?

· 13 Aprile 2018

Si può ricorrere al parto indotto per diversi motivi, anche se ci devono essere sempre dei requisiti minimi. L’obiettivo principale del parto indotto, come vedremo nel seguente articolo, è tutelare la salute della madre e del bambino ed evitare complicazioni alla nascita. 

 

In genere il parto avviene naturalmente quando comincia la fase dilatante con le contrazioni uterine. Tuttavia, capita che sia necessario un parto indotto. Vi consigliamo di informarvi su questa pratica, nonché sui suoi pro e contro.

Si parla di parto indotto, quando è provocato dal medico specialista per mezzo di un farmaco. In genere si usa l’ossitocina o la prostaglandina. La scelta dipenderà dallo stato del collo dell’utero della partoriente.

Si ricorre a questa pratica nei casi in cui il parto non cominci in modo naturale e spontaneo e, se non sussistono problemi, ogni volta che si superano le 40 settimane di gravidanza. In questi due casi, il ginecologo può ricorrere a diverse tecniche che aiutino a indurre le contrazioni per dare inizio al travaglio.

Ci sono situazioni in cui è necessario indurre il parto anche se la gestazione non si è ancora conclusa. Questo perché potrebbero esserci dei rischi che rendono necessaria l’induzione del parto per mano dei medici.

“Si ricorre al parto indotto quando il parto non comincia in modo naturale e spontaneo e ogni volta che si superano le 40 settimane di gravidanza”

Inoltre, questo tipo di induzione può essere programmata quando lo si desidera, a condizione che sia presente il team di medici e infermieri che segue abitualmente la futura madre. Ad ogni modo, i parti indotti programmati per una determinata data sono più comuni nelle cliniche private.

 

Esistono molti motivi per ricorrere al parto indotto.

Motivi per scegliere un parto indotto

Sono molti i motivi in base ai quali i medici possono stabilire di indurre il parto. Eccone alcuni:

  •  Rischio di infezione nell’utero. È pericoloso non solo per il bambino ma anche per la madre.
  • Rotttura del sacco amniotico. A partire da questo momento, bisogna aspettare per vedere se il travaglio comincia da solo oppure no.
  • Dimensioni troppo grandi del bambino. In questo caso, bisogna evitare un travaglio e un parto lunghi che potrebbero provocare lesioni alla madre e anche al bambino. È una pratica che si applica solo nel caso del parto vaginale, poiché solo in questo caso il parto può essere indotto.
  • Programmare un cesareo in anticipo per evitare tutti questi danni e le possibili complicazioni.

Altri motivi per cui i medici potrebbero indurre il parto

Oltre alle cause già menzionate, che sono le più frequenti, ce ne sono altre per cui si dovrebbe ricorrere al parto indotto. Vediamone alcune delle più comuni:

  • Una è quando la placenta non funziona nel modo corretto. Questo fenomeno è chiamato preeclampsia.  Si tratta di una complicazione grave che può mettere in pericolo la vita della madre quanto del bambino. La preeclampsia può ridurre l’afflusso di sangue al bambino e può comportare il rischio di sviluppare una malattia cronica. La preeclampsia è anche causa di ipertensione arteriosa, diabete gestazionale, insufficienza cardiaca o insufficienza renale. Tutte queste conseguenze possono ripercuotersi sia sulla salute della madre che quella del bambino.
  • Un altro dei motivi per cui il parto può essere indotto è l’esistenza di anomalie nel ritmo cardiaco.
  • Può essere necessario provocare il parto anche per un ritardo nella crescita del feto.
  • Quando il sacco amniotico si rompe e le contrazioni non partono, l’unica soluzione è indurre il parto.
  • Si ricorre all’induzione del parto anche quando rimane poco liquido amniotico, per evitare un cesareo.
Si ricorre al parto indotto se si è rotto il sacco amniotico ma non sono ancora cominciate le contrazioni

Come viene indotto il parto

Esistono diversi metodi di induzione. In questo caso dipenderà dallo stato del collo dell’utero della futura madre. Se non ha cominciato ad ammorbidirsi o a dilatarsi, allora vuol dire che non è ancora pronto. Pertanto, la futura mamma non è ancora pronta per il parto. Le verranno somministrati diversi ormoni e si ricorrerà a metodi che aiuteranno a preparare il collo dell’utero in modo da poter indurre il parto.

“Il metodo di induzione dipenderà dalla condizione in cui si trova il collo dell’utero della futura madre”

Un volta pronto il collo dell’utero, si somministra l’ossitocina per far partire il travaglio. Questo ormone viene somministrato per via endovenosa in modo che il corpo ne produca sempre di più. Il processo di maturazione del collo dell’utero può durare dalle 12 alle 24 ore.

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