Anche le madri che si occupano dei figli sono delle gran lavoratrici

19 Gennaio 2018

Anche le madri che si occupano dei figli sono delle gran lavoratrici. Anche loro contribuiscono, malgrado non ricevano uno stipendio; anche loro vanno a letto distrutte la sera, malgrado nessuno gli versi i contributi. Il loro, anche se molti fanno fatica a crederlo, è un lavoro che ha la stessa dignità di qualunque altro. Ed è probabilmente il più bel lavoro del mondo.

Una cosa che tutti sappiamo è che viviamo in una società in cui dalla donna si pretende un’efficienza quasi estrema, in ogni ambito della sua vita. E anche la donna lo pretende da se stessa. Deve combattere contro una società poco volta al compromesso, compiere peripezie per incastrare gli impegni, per portare e andare a prendere i bambini, e garantirgli un benessere economico senza trascurare la loro emotività e il legame di complicità tra madre e figlio.

Non è facile, e nonostante questo ci sono milioni di donne che ci riescono ogni giorno: crescono, educano e raggiungono risultati eccellenti nelle rispettive professioni. Tuttavia, anche se alcuni stentano a crederci, ci sono molte mamme che, per qualsiasi ragione. dopo il parto scelgono di posticipare l’ingresso nel mondo del lavoro.

A volte questa decisione è dovuta a una scelta personale, altre volte sono il contesto lavorativo e le difficoltà nel trovare un nuovo lavoro a rendere difficile questo ingresso. Ma comunque sia, dobbiamo avere chiaro in mente che anche le madri che si occupano dei figli a tempo pieno, senza lavorare fuori di casa, così come i padri che fanno la stessa cosa, stanno lavorando.

Questo è un invito a riflettere sull’argomento.

Non ricevo uno stipendio, ma lavoro e investo la mia vita nel progetto migliore

Le madri che si occupano dei figli devono rinunciare spesso al lavoro

Un figlio non è solo un progetto di vita. È la nostra responsabilità, la nostra ispirazione quotidiana e ciò a cui dedicheremo il resto della nostra vita.

  • Sappiamo che al giorno d’oggi non mancano le madri che riprendono con tutta la voglia e la carica possibili il proprio lavoro dopo le 6 settimane di congedo.
  • Tuttavia, quasi l’80% delle coppie ritiene che questo tempo non sia sufficiente.
  • Se organizzazioni come l’OMS raccomandano per esempio di allungare il periodo dell’allattamento fino ai 6 mesi, sarebbe logico che le parti sociali si adeguassero allo stesso principio.

Quello che tutti sappiamo è che i vari contesti lavorativi non sono sensibili a queste necessità vitali, e questo fa in modo che molte donne scelgano semplicemente di rimanere a casa per crescere i proprio figli.

Madri che si occupano dei figli full time: al diavolo i classici ruoli di genere!

Al giorno d’oggi non manca chi vede in modo strano una madre che di propria volontà fa questa scelta. La prima cosa che la maggior parte delle persone pensano è che “sta rinunciando” a del tempo prezioso che le permetterebbe di avere successo in campo personale e professionale.

  • Ebbene, rimanere a casa non è una rinuncia a nulla, anzi si guadagna del tempo di qualità. È un investimento nei propri figli in cui non esistono la fretta, gli orari, lo stress o le pressioni.
  • D’altro canto, è importante evidenziare che sono molti anche gli uomini che decidono di rimanere a casa. Tuttavia, quando accade è sempre per il fatto che la partner riceve uno stipendio più alto, e questo permette che sia il padre a decidere di propria volontà di rinviare il ritorno al mondo del lavoro.
Occuparrsi dei figli è un lavoro a tutti gli effetti.

Crescere un bambino occupa 27 ore al giorno

Non si riscuote, non si versano i contributi e non ci sono nemmeno turni di riposo né ferie. Nella crescita di qualsiasi bambino sono necessarie una laurea in pazienza, un dottorato in bravura e un master in resistenza.

  • Si dorme poco, gli orari non sono flessibili e i weekend sono solo una continuazione del resto della settimana.
  • Non ci sono momenti di respiro per prendere un caffè né feste il venerdì sera.

Le madri che si occupano dei figli a tempo pieno scegliendo di rimanere a casa non si lamentano della loro paga né mai lo faranno, perché non c’è paga migliore del sorriso dei loro figli, dell’abbraccio della buonanotte o di un pisolino fatto insieme sul divano.

Norvegia, il paradiso di mamme e famiglie

Tutti abbiamo chiara una cosa: se le nostre politiche sociali investissero di più in un compromesso, una donna non dubiterebbe del fatto di poter gestire entrambi il lavoro e la maternità.

Tuttavia, attualmente sono molte le donne che si ritrovano nella situazione di dover “perdere” il lavoro per il semplice motivo di essere rimaste incinte. 

Dal momento che la realtà è questa, la nostra è già fallita come presunta società avanzata.

Per questo, uno dei massimi punti di riferimento sotto questo punto di vista rimane la Norvegia.

In Norvegia, è più facile bilanciare cura dei figli e lavoro.

Il congedo di maternità è di 56 settimane (circa un anno e due mesi)

  • Le madri norvegesi possono scegliere se prendersi 46 settimane di congedo con il 100% del salario o 56 settimane con l’80%.
  • Il padre ottiene 10 settimane a salario pieno.
  • In più, dispongono di un posto asilo garantito dato che è presente nella maggior parte delle aziende.
  • Gli orari di lavoro sono in media di 37 ore settimanali.
  • Dispongono di 20 giorni di assenza non giustificata per potersi occupare dei figli.
  • Lo stato dà loro 120 euro mensili fino alla maggiore età del bambino.

Per concludere, il modello norvegese è l’ideale che tutti i Paesi dovrebbero imitare. Qui le madri che si occupano dei figli non devono rinunciare al lavoro come invece, purtroppo, accade molto spesso da noi. È l’unico modo di investire nell’uguaglianza e, soprattutto, in una valorizzazione della maternità e delle nuove generazioni del futuro. Fino ad allora, non dovremo mai discriminare una donna che per qualsiasi ragione sceglie di rimanere a casa ad occuparsi dei suoi figli: anche lei sta investendo nel futuro.