Allattamento: le principali cause che lo impediscono

· 14 agosto 2017

Le ragioni per non allattare sono poche. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità non esistono motivi medici sufficientemente complessi da impedire l’allattamento. Qualsiasi inconveniente, insomma, dovrebbe essere risolto rapidamente seguendo la procedura corretta.

Tuttavia, esistono motivi validi che impediscono l’allattamento materno; in generale si tratta di problemi medici relativi al bambino o alla madre. Di seguito spieghiamo le principali cause che rendono impossibile allattare.

Malattie del bambino che impediscono di allattare

Il latte materno ha molti effetti benefici, ma a volte può causare problemi, dovuti a malattie specifiche del bambino.

Tra le principali malattie che impediscono l’allattamento del bambino ci sono la fenilchetonuria, la galattosemia e la MSUD (urina con odore di sciroppo d’acero). Questi problemi medici possono richiedere l’interruzione temporanea del processo di allattamento, poiché devono essere curati e guariti, ma possono anche diventare un impedimento permanente.

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Se il bimbo soffre di fenilchetonuria può ricevere il latte materno solo in maniera intermittente.

Fenilchetonuria

Nel caso della fenilchetonuria, il bambino può essere curato con diete a base dell’enzima fenilalanina idrossilasi, che non riesce a produrre per la scomposizione corretta di fenilalanina, un amminoacido presente nelle proteine.

Questa malattia è ereditaria e può causare un eccessivo accumulo di fenilalanina, provocando disturbi cerebrali. Il trattamento permette al bambino di ricevere una certa quantità di latte materno in maniera intermittente.

Galattosemia

La galattosemia non è molto comune ma, come la fenilchetonuria, è ereditaria. Questa malattia impedisce all’organismo del bambino di decomporre il galattosio, uno zucchero semplice che è il componente principale del latte.

Un bambino che soffre di galattosemia, ingerendo latte materno, può subire seri danni a cervello, fegato, occhi e reni a causa del galattosio accumulato nel corpo. I sintomi si presentano pochi giorni dopo l’inizio dell’allattamento.

La galattosemia potrebbe causare lesioni gravi al cervello, comportando ritardo mentale, e può anche provocare itterizia, cecità, ipoglicemia e cirrosi epatica.

MSUD (urina con odore di sciroppo d’acero)

Conosciuta come MSUD dal suo acronimo inglese, in italiano è nota come “malattia dell’urina con odore di sciroppo d’acero”. Si può presentare in modo lieve, ma quando è grave può causare seri danni all’organismo, in particolare al cervello.

Si tratta di un’incapacità del sistema di metabolizzare amminoacidi come valina, leucina e isoleucina, presenti nel latte materno, che porta ad un accumulo eccessivo di tali sostanze nel sangue.

Allattamento e malattie della madre

Gli esperti ritengono rischioso che i neonati vengano allattati quando le loro madri soffrono dei seguenti problemi di salute.

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L’allattamento non è consigliato se la madre è affetta da Hiv o soffre di herpes al capezzolo.
  • Hiv: è una delle principali malattie per cui si sconsiglia l’allattamento. Tuttavia, in alcuni Paesi l’allattamento non viene abbandonato, poiché un altro metodo di alimentazione non è sostenibile.
  • Chemioterapia citotossica. Si interrompe l’allattamento materno quando la madre sta ricevendo questo trattamento, ma solo fino al suo termine.
  • Chirurgia di riduzione del seno. Si tratta di una causa che impedisce l’allattamento. Tuttavia, esistono procedure chirurgiche che permettono di continuare ad allattare.
  • Mastite. È una condizione che impedisce l’allattamento in maniera temporanea e quando è molto doloroso. In questo caso, si raccomanda alla madre di tirare il latte in maniera meccanica finché l’infiammazione non sarà diminuita.
  • Herpes al capezzolo. Rende impossibile l’allattamento quando è contagioso o quando la madre ha sofferto di setticemia, condizione che necessita di cure mediche.
  • Alti livelli di iodio nel sangue. Una madre che ha ricevuto alti quantitativi di iodopovidone o iodio non può allattare il bambino finché tale sostanza non sarà diminuita nel suo organismo.