Che cosa possiamo fare con un bambino iperprotetto?

· 9 giugno 2018

Prendersi cura dei nostri figli e desiderare il meglio per loro non significa necessariamente essere genitori iperprotettivi. Sapete quali sono le conseguenze dell’educare un bambino iperprotetto?

È evidente che tutti i genitori desiderano che i loro figli abbiano il meglio e si sviluppino attraverso i valori fondamentali per la vita. Tuttavia, a volte senza nemmeno rendersene conto, stanno creando un bambino iperprotetto. Per quale motivo?

Molti genitori adottano un’educazione iperprotettiva per evitare che i loro figli soffrano e per fare in modo che abbiano tutto a loro disposizione e siano felici. L’iperprotettività, però, è un errore. La ragione principale consiste nel fatto che impedisce ai bambini di svilupparsi e di imparare a fare le cose da soli, a superare le proprie difficoltà.

In qualche momento, tutti i genitori sono iperprotettivi e, entro una certa misura, si tratta di una cosa normale, di un istinto che ci spinge a evitare che i nostri figli soffrano.

Se però questo atteggiamento diventa la norma nel’educazione dei nostri figli, c’è il pericolo che finiamo per causare loro dei danni.

I bambini di 2 e 3 anni stanno iniziando a porre le basi del loro mondo emotivo, e molti non hanno ancora cominciato a relazionarsi con altri bambini nemmeno per giocare.

Purtroppo, al giorno d’oggi il bambino iperprotetto è molto comune, così come vedere genitori che accompagnano i loro figli quasi maggiorenni ai loro centri di studi, che poi, a loro volta, ricorrono ai genitori quando si presenta il minimo problema. A questa età, sono quasi degli adulti. Si tratta di un vero e proprio pericolo.

Che cosa comprende il termine “iperprotettività”?

L’iperprotettività è un fenomeno la cui definizione è piuttosto eterogenea. Di conseguenza, i limiti che la determinano sono abbastanza sfumati. Ciononostante, ci sono alcuni comportamenti che sono responsabili dell’educazione di un bambino iperprotetto:

  • Non permettere loro di mangiare da soli, per evitare che si sporchino. La conseguenza è che, a circa 2 o 3 anni, i bambini non sanno ancora utilizzare le posate da soli.
  • Vestirli. La scusa che si impiega per questa pratica è che “così facciamo più in fretta”. Il pericolo è che si trasformi in un’abitudine.
  • Aiutarli a curare la propria igiene senza dare loro la possibilità di provare a farlo da soli. Per esempio, lavarsi le mani, i denti, ecc.
  • Informarli continuamente di ciò che devono fare e prendere al loro posto decisioni che sono in grado di prendere da soli. All’età di 4 o 5 anni i bambini possono iniziare a scegliere: cibo, capi di vestiario… Tuttavia, ci sono genitori che prendono decisioni riguardanti i bambini perché solo loro sanno ciò che va bene per loro, oppure che cosa vogliono o di cosa hanno bisogno.
  • Fare attenzione e intervenire in qualunque discussione che il bambino abbia con un altro compagno, schierandosi sempre a favore del figlio e senza sapere di chi sia la colpa di quanto è accaduto.
  • Raccogliere i suoi giocattoli perché non si stanchi troppo.
  • Diventare l’agenda del bambino. Vale a dire, pianificare ciò che deve fare e in quale momento.
  • Preparargli lo zaino per la scuola.
  • Chiamarlo diverse volte al giorno per controllarlo ed essere sempre al corrente di dove si trova.
  • Accompagnarlo sempre, quando ormai lo si considera un “adulto”. Per esempio, al momento di dare un esame o, addirittura, a un colloquio di lavoro.

Come possiamo evitare di educare un bambino iperprotetto?

Consigli per i genitori

Il problema principale del fatto che molti genitori si comportino in maniera iperprotettiva è che non conoscono i vantaggi che il bambino riceve dal riuscire a fare le cose senza l’aiuto di qualcuno. Quando vostro figlio chiede aiuto, la cosa migliore è dargli dei suggerimenti grazie ai quali possa risolvere il problema ricorrendo alle proprie risorse.

È normale che il bambino commetta degli errori. Evitiamo, però, di prevenirli e impedire che li realizzi. La cosa migliore consiste nel mostrargli che, poco a poco, riesce a fare le cose. Certo, in questo momento c’è bisogno di un po’ di tempo, perché dobbiamo ricordare che gli stiamo ancora insegnando a cavarsela e, di conseguenza, deve assimilare una serie di regole.

Un’altra buona idea consiste nello spiegare al bambino la ragione di ciò che facciamo, in modo che possa agire da solo anche senza la presenza di un adulto che gli spieghi come fare. Possiamo iniziare con gesti semplici, come apparecchiare e sparecchiare la tavola, oppure coinvolgerlo nei lavori di casa più facili, fargli curare la propria igiene, ecc.

Ascoltare nostro figlio non significa educare un bambino iperprotetto

Se ci troviamo di fronte a un bambino timido, i genitori possono provare a farlo uscire di casa più spesso, in modo che possa ampliare la sua cerchia di amici, condividere i suoi sentimenti con altri compagni… Mai, però obbligandolo a farlo. In quest’ultimo caso il risultato sarebbe anche peggiore, perché i bambini possono finire per sviluppare una personalità solitaria e diffidente.

Di fronte a situazioni che potrebbero risultare complicate, invece di evitarle dobbiamo preparare i bambini attraverso la parola, che diventerà la nostra alleata migliore.

Qual è il limite: viziare o proteggere?

Come è stato rilevato in precedenza, non possiamo confondere il prenderci cura e mostrare amore nei confronti del proprio figlio con l’iperprotettività. È il momento di stabilire alcuni principi. Ciò che la maggior parte dei genitori desidera è fare in modo che il loro figlio si sviluppi attraverso l’apprendimento di una serie di valori che lo aiutino a crescere come persona.

Ciò di cui ha bisogno un bambino così piccolo è che l’ambiente che lo circonda (quello familiare, ma non solo) sia il più simile possibile a quello che troverà in futuro, quando affronterà il mondo. Vale a dire, che impari un po’ alla vota a essere indipendente, a trarre le sue conclusioni e a capire che cose fare in ogni momento, anche in assenza di regole stabilite.

Amiamo i nostri figli e facciamo in modo che ogni giorno sia un’avventura nella quale ci sia qualcosa di nuovo da imparare.

Vale a dire che parlare con vostro figlio, cercare di capirlo, voler ascoltare i suoi problemi, dubbi, lamentele, cercare soluzioni insieme, dialogare invece di discutere, parlare con calma invece di gridare, spiegare con delicatezza il motivo per cui si è comportato male… Tutto ciò non significa educare un bambino iperprotetto. Significa educare.