Quali sono le caratteristiche di un cattivo insegnante?

· 20 Gennaio 2019
Scoprite quali sono le caratteristiche di un cattivo insegnante per identificare i comportamenti che possono influenzare l'educazione del vostro bambino.

Purtroppo, ancora oggi, c’è qualche cattivo insegnante che considera opportuno l’uso della violenza, sia fisica che verbale, come metodo didattico efficace nei confronti dei bambini. Si tratta, al contrario, di comportamenti biasimabili e controproducenti nei confronti degli alunni. Inoltre, alcuni ragazzi possono sviluppare ansia, paura o anche sentire la necessità di rispondere al conflitto con ulteriore violenza. Con conseguenze gravissime per la loro futura condotta.

Se avete dei figli piccoli e che ancora frequentano le scuole dell’obbligo, vi interesserà conoscere quali sono i caratteri generali di un cattivo insegnante. In questo articolo vi forniremo tutta una serie di informazioni e consigli utili per poter intervenire in modo concreto ed efficace.

Come riconoscere un cattivo insegnante?

Cerca sempre un colpevole e ama instillare paura

Un cattivo maestro prova piacere nell’esporre i suoi studenti dinanzi ai loro fallimenti e persino nel ridicolizzarli. Inoltre, questo tipo di insegnanti di solito genera un comportamento scorretto nello studente influenzando negativamente la capacità di apprendimento. Favorisce insicurezze e paure, trasformando l’interrogazione in interrogatorio.

Senza considerare tutte le condizioni emotive e di tensione psicologica a cui i bambini possono essere sottoposti. Così facendo, molti alunni finiscono per sfiduciarsi e rinunciano ad intervenire, o ad alzare la mano, per paura di essere schermiti dinanzi ai compagni.

Non incoraggia la partecipazione né concepisce la valutazione continua

Un cattivo insegnante non tiene mai in considerazione la partecipazione dei propri studenti. Il suo obiettivo è quello di avere il controllo totale e assoluto della classe. Per esempio, negando ulteriori spiegazioni quando uno studente vuole approfondire un certo aspetto, sostenendo che non può permettersi ritardi nel programma didattico.

Inoltre, generalmente non ammettono il fatto che un alunno possa migliorare il suo rendimento scolastico giorno per giorno, attraverso la cosiddetta “valutazione continua”. Essa si sviluppa su interventi e la partecipazione positiva dei ragazzi, permettendo loro di migliorare un voto. Solo si riferiscono all’esame mensile, rigidamente.

alunni in classe alzano braccia

Colpevolizza gli studenti per i bassi risultati dell’intera classe

Partendo dal presupposto che, spesso, un pessimo maestro possiede un esagerato livello di autostima, non considera plausibile il fatto di avere responsabilità nel rendimento dei suoi alunni. Punta il dito contro il disinteresse mostrato dagli studenti, senza porsi mai dubbi riguardo il suo metodo che potrebbe essere inadeguato. L’incapacità di assumersi le sue colpe apparirà evidente anche nel confronto con altri docenti e i vari genitori.

Non è aggiornato (né gli interessa esserlo)

Un cattivo insegnante mantiene sempre un metodo didattico ancorato al passato. Non si preoccupa di migliorare né di sfruttare le nuove tecnologie che, al contrario, favorirebbero la comunicazione e il rendimento delle generazioni con cui si confronta giornalmente. C’è addirittura chi considera i computer e Internet come il “male” assoluto, facendo di tutto per ovviarne l’utilizzo, dentro e fuori dall’aula.

E’ accecato dall’autorità

Per alcuni insegnanti, mantenere la più assoluta distanza dagli studenti è qualcosa di assolutamente vitale, dato che è il modo più semplice per imporre la propria autorità. Evidentemente, confondono questo concetto, assai negativo, con quello di “autorevolezza”. Infatti, un buon maestro è quello in grado di scendere dalla cattedra, che ascolta e dà opportunità agli alunni. Accrescendo la loro fiducia, stimolandone la curiosità e contribuendo al loro sviluppo come persone complete ed equilibrate, dotate di un punto di vista critico proprio.

Non approfondisce gli argomenti

Spesso, gli interessa insegnare ciò che è basilare e semplice, magari limitandosi solo a leggere il libro di testo, passivamente, senza sforzarsi di attirare l’interesse dei suoi studenti. Dinanzi a una figura distante e autoritaria, del resto, a nessuno dei bambini verrà mai voglia di chiedere una spiegazione supplementare né di chiarire un plausibile dubbio.

uomo si strappa i capelli davanti lavagna

Insomma: un cattivo insegnante odia gli alunni

Un buon insegnante dovrebbe mostrare empatia nei confronti di ciascuno dei suoi studenti e assicurarsi che la loro esperienza didattica sia un’esperienza interessante e positiva. Sembra quasi che alcuni insegnanti odino davvero i bambini. Forse perché sono ormai dei professionisti stanchi e demotivati o perché, semplicemente, non sono all’altezza del delicato e cruciale compito che svolgono.

  • Alle elementari il motivo potrebbe essere lo stress provocato da schiamazzi, urla e perenne confusione che i bambini solitamente creano. Ma si tratta di qualcosa di normale, a questa età.
  • Alle medie e al liceo, a volte si assiste a un vero scontro generazionale, condito dallo scarso interesse che molti giovani dimostrano, rendendo spesso vani gli sforzi didattici del professore.
  • All’università, alcuni professori sono ormai a fine carriera, stanchi e assolutamente demotivati. Altre volte, svolgendo altre professioni parallele, si avvalgono di stuoli di assistenti, e la loro presenza in aula è assai sporadica. In tutti i casi, disconoscono esigenze e aspettative dei propri studenti.

Dopo aver visto in che modo individuare un cattivo insegnante, è chiaro che risaltano due aspetti molto chiari. In primo luogo, spesso a maestri e professori manca una base di formazione psicologica, che gli permetta di interagire in modo sano con i giovani. In secondo luogo, si assiste ad una latente mancanza di motivazione, probabilmente frutto di una scarsa considerazione del ruolo, sottolineata ulteriormente da livelli salariali assolutamente inadeguati.