Disabilità intellettiva: storia di un’idea che per fortuna sta evolvendo

24 Giugno 2019
Il concetto di disabilità intellettiva non è sempre stato lo stesso. Andiamo a scoprire come il suo significato si è evoluto nel corso degli anni.

Oggi, le persone con disabilità intellettiva sono visibili nella nostra società. Ma non è sempre stato così. Fortunatamente negli anni c’è stata un’evoluzione del concetto di disabilità intellettiva.

Questo ha permesso un cambiamento in positivo del modo di relazionarsi a questo gruppo di persone. Oggi, si cerca di offrire un’educazione che favorisca:

  • L’inclusione scolastica.
  • L’inclusione sociale.
  • La possibilità di una vita più autonoma.

La disabilità non ti definisce. Ti definisce il modo con cui affronti le sfide che la disabilità ti presenta.

– Jim Abbott –

Il concetto di disabilità intellettiva fino al XIX secolo

Fino al diciannovesimo secolo, la disabilità intellettiva non era considerata diversa da altri tipi disturbi. Si pensava fosse una forma di demenza.

In effetti, è nel nostro secolo che si iniziano a fare degli studi scientifici sugli individui che presentano questo tipo di disabilità e sulla loro possibilità di apprendere attraverso le giuste attenzioni ed un insegnamento mirato.

Uno studio famoso è quello eseguito dal Dottore Jean Itard sul ragazzo selvaggio di Aveyron. Attraverso un programma sistematico è stato possibile raggiungere dei progressi nell’educazione di Victor, un ragazzo selvaggio cresciuto nella foresta dell’Aveyron.

Ragazza su sedia a rotelle con disabilità intellettiva

Questo studio ha dimostrato che, se si fa un buon intervento da un punto di vista pedagogico, è possibile migliorare le diverse capacità di un individuo.

Le conclusioni di Itard portarono allo sviluppo di una nuova percezione su questo gruppo di persone e la società divenne sempre più consapevole della necessità di aiutarle. Si crearono delle istituzioni per fornire assistenza alle persone con disabilità intellettiva.

Più tardi, alla fine del XIX secolo e nella prima metà del XX secolo, questi organismi cambiarono il loro scopo e divennero dei centri educativi e di apprendimento.

Il concetto di disabilità intellettiva nel XX e XXI secolo

Nel corso del tempo, tra la fine del XX secolo e gli inizi del XXI secolo, gli istituti per disabili intellettivi scomparvero e furono stabiliti degli standard in base ai quali, secondo Nirje, si prevedeva di:

Mettere a disposizione dei disabili mentali delle linee guida e delle condizioni di vita quotidiane il più vicino possibile alle norme e alle linee guida del resto della società.”

-B. Nirje-

Si sviluppò un principio di integrazione in base al quale tutti i bambini, nonostante le loro difficoltà, avevano il diritto di frequentare le scuole “normali” e che queste dovevano essere capaci di dar loro delle risposte in base alla loro condizione.

Seguendo questa linea di pensiero, si sviluppò un sistema educativo basato sull’inclusione di questo tipo di studenti. Non doveva esserci spazio per la discriminazione.

Oggi, esistono delle misure finalizzate all’attenzione della diversità e all’inclusione sociale delle persone con disabilità intellettive. Per raggiungere uno sviluppo completo, queste persone hanno il diritto ad un’educazione dignitosa nelle scuole normali.

Gli studenti con bisogni educativi speciali possono così superare le barriere nell’apprendimento e ricevere un trattamento giusto ed equo.

La definizione attuale

Oltre a questi cambiamenti storici nel modo di affrontare e comprendere la disabilità intellettiva, ci sono stati anche dei cambiamenti nella definizione di questo concetto.

Bimba disabile corre

Attualmente, secondo l’AAIDD (American Association on Intellectual and Developmental Disabilities), la disabilità intellettiva è intesa come:

L’esistenza di limiti significativi sia nel funzionamento intellettuale che nel comportamento adattivo, espressi in abilità adattative concettuali, sociali e pratiche che hanno origine prima dei 18 anni“.

– Associazione Americana sulle Disabilità Intellettive e dello Sviluppo-

Tenendo conto di questi criteri, per diagnosticare la disabilità intellettiva, è necessario effettuare un test che valuti il QI e misurare la scala del comportamento adattivo. Dopo aver effettuato la rilevazione, bisogna prendere le misure necessarie affinché queste persone possano svilupparsi nel modo più completo possibile.

Pensiamo all’esempio di Pablo Pineda, il primo europeo con sindrome di Down a finire una carriera universitaria. Egli afferma che:

Non esistono persone con disabilità, ma persone con capacità diverse.

-Pablo Pineda-

Questa frase dovrebbe essere scolpita nelle menti di tutte le persone. Speriamo tutti che i pregiudizi verso le persone con disabilità intellettiva scompaiano presto.

  • Asociación Americana de Discapacidades Intelectuales y del Desarrollo-AAIDD (2010). Discapacidad intelectual: Definición, clasificación y sistemas de apoyo. Madrid: Alianza.
  • Macías, E. M. M. (2010). Educación especial. Pedagogía Magna, (5), 71-79.
  • Nirje, B. (1969). The Normalization Principle and its Human Management Implications. En R B Kugel & W Wolfensberger (Eds.) Changing Patterns in Residential Services for the Mentally Retarded Chapter 7, pp. 179-195 Washington DC: President’s Committee on Mental Retardation.