Insegnare ai bambini a chiamare le cose con il loro nome

21 Ottobre 2019
La parola è uno strumento essenziale per costruire la nostra realtà, quindi se per un bambino qualcosa non ha nome, semplicemente non esiste. Ecco perché bisogna insegnare ai bambini a chiamare le cose con il loro nome, anche quelle cose che ci imbarazzano.

Insegnare ai bambini a chiamare le cose con il loro nome ha un’importanza pedagogica e psicologica essenziale. Studi dimostrano che i bambini che sanno come chiamare ciascuna parte del proprio corpo con il loro nome, costruiscono prima la propria identità, si difendono meglio da possibili abusi e sono incoraggiati a rispettare maggiormente se stessi.

Insegnare ai bambini a chiamare le cose con il loro nome

Questa può indubbiamente essere una questione delicata per molti, ma ciò nonostante, è necessario affrontarla. La parola è uno strumento essenziale per costruire la nostra realtà, quindi se per un bambino qualcosa non ha nome, semplicemente non esiste. Possiamo vederlo per esempio in alcuni bambini.

Ci sono bambini ed adulti che vengono educati come se i loro organi sessuali non esistessero. “Questo non si guarda, quello non si tocca.” La parola “questo” è troppo vaga e dà ai bambini la sensazione che ci sia qualcosa di strano e proibito dietro, qualcosa di cui non si dovrebbe parlare e che li fa vergognare.

Molti di questi bambini potrebbero essere incapaci di pensare ai loro genitali come parte integrante del proprio corpo, il che potrebbe renderli più vulnerabili alle molestie ed agli abusi. Senza contare anche sul fatto che potrebbero arrivare a credere che “c’è qualcosa di sporco in loro”, qualcosa che non dovrebbe essere nominato. Quindi, educare in questo modo non è salutare o pedagogico. I genitori devono mettere da parte le paure e i tabù e guidare i propri figli verso la verità e la responsabilità. Vediamo insieme perché è importante insegnare ai bambini a chiamare le cose con il loro nome.

Famiglia chiamare le cose con il loro nome

Chiamare le cose con il loro nome, senza tabù

Un naso è un naso, una mano è una mano così come un pene non è innominabile e una vagina non è qualcosa che “non si tocca con le mani”. Chiamare le cose con il loro nome e spiegare alcune cose ai più piccoli li aiuterà nella loro crescita, nei loro compiti, nella cura di sé e nello sviluppo della propria sessualità. Non c’è nulla di sbagliato, ad esempio, nello spiegare che gli organi sessuali non si toccano con le mani sporche.

È essenziale chiarire fin dall’infanzia che nessuno può o deve toccare quelle aree del proprio corpo, che se qualcuno lo fa senza permesso o se un atteggiamento li disturba o “li fa stare male”, devono correre via, chiedere aiuto e parlarne subito con mamma e papà.

Parlare di queste cose in modo naturale e senza tabù, renderà sempre corretti i loro comportamenti igienici. I vostri figli sapranno che possono consultarvi senza paura o disagio e, soprattutto, che i genitori sono il punto di riferimento per eccellenza quando arriva l’adolescenza. Una comunicazione adeguata  vi consentirà di risolvere i loro dubbi più specifici, le preoccupazioni e le paure.

D’altra parte, qualcosa che molti genitori non sanno è che dopo 3-4 anni, i bambini iniziano a sviluppare chiaramente la loro identità di genere. Questo è il momento in cui sono interessati alle differenze tra il sesso femminile e quello maschile. È una fase molto delicata e bisogna stare molto attenti, rispondere senza paura, in modo chiaro e mostrando sensibilità verso i loro dubbi.

Famiglia a pranzo

Anche le cose hanno nomi ed emozioni

Insegnare ai bambini a chiamare le cose con il loro nome implica anche promuovere in loro la necessità di delineare correttamente le loro emozioni, di tradurre in parole ciò che sentono, ciò di cui hanno bisogno, ciò che accade loro e ciò che li preoccupa.

  • Le emozioni e la loro espressione non devono essere mai un tabù e questo dovrebbe essere molto chiaro durante l’educazione.
  • Spesso gli adulti ai bambini: “i bambini non piangono, devono essere forti”. A poco a poco e quasi senza accorgersene, modellano un personaggio che si sente incapace di esprimere certe cose, che tende a nascondere le proprie paure e i propri bisogni.

La paura esiste, la rabbia ha una forma, la tristezza ha un nome. Pertanto, il fatto che aiutiamo i nostri figli a dire chiaramente “Ho paura perché c’è un ragazzo che vuole picchiarmi a scuola” può aiutarci notevolmente, oltre a prevenire molti problemi e fornire maggiore abilità nell’intelligenza emotiva.

Famiglia insieme

Educare con intelligenza, educare senza tabù

Ogni padre e ogni madre desidera conquistare la fiducia del proprio figlio, fare in modo che non abbia paura di nulla e sviluppi un ottimo livello di autostima, una buona identità e un’autentica capacità di essere felice ovunque si trovi.

Per raggiungere questo obiettivo, non c’è niente di meglio che insegnargli presto a chiamare le cose con il loro nome. Meno tabù, meno cose nell’ombra ci sono, più il bambino si sentirà sicuro di sé.

Inoltre, ricordate che non è necessario “bruciare le fasi”: non c’è motivo di spiegare ad un bambino di 3 anni da dove vengono i bambini. Tutto arriverà a suo tempo, ma se in qualsiasi momento vostro figlio vi pone questa domanda, cercate il più possibile di non mentire o ricorrere a strane metafore. Non bisogna dimenticare che i bambini di oggi hanno accesso alle nuove tecnologie e che molte volte trovano le risposte da soli.

Cercate quindi di essere la loro prima guida, coloro che riescono a fornire le risposte migliori.