Educare non significa imporre un percorso, ma insegnare a camminare

· 19 Aprile 2018

Educare un bambino significa fornirgli conoscenze ed emozioni consolidate che gli siano di aiuto per forgiare il proprio destino. Non significa incamminarlo su un sentiero e dirgli che è quello che deve percorrere.

Insegnargli a camminare vuol dire dargli gambe, ali, mente ed energia perché possa esaminare tutti i percorsi e decidere quale desidera di più.

Educatelo a vivere in un mare di possibilità

Non appena vostro figlio è venuto al mondo, gli avete detto:

“Sei sangue del mio sangue. Il tesoro più prezioso che possiedo. Mi prenderò cura di te come di un gioiello e ti proteggerò da ogni pericolo. Non permetterò mai che tu soffra né che ti faccia male. Terrò lontano da te chiunque voglia farti del male. Per te concepirò un mondo di amore, accoglienza, pace e felicità”.

Poi, con il trascorrere dei mesi e dopo aver verificato gli effetti dell’educazione che gli avete impartito, avete apportato qualche cambiamento al vostro discorso:

“Ogni giorno che passa il mio cuore diventa più grande. Non sai quanto mi fa bene vederti camminare, ridere, giocare e fare le più incredibili marachelle. Quando mi guardi come fai tu e mi chiami “Mamma!”, vorrei piangere per l’emozione.

C’è una cosa che ho notato, però. Ultimamente, mi sono accorta che vuoi stare solo dove sto io, e che lontano da me ti senti insicuro. Aspetti che io ti dia la mano di fronte a ogni ostacolo e, se vedi un insetto, corri a nasconderti dietro la mia gonna.

Da oggi in poi, ti educherò un po’ meglio. Ti insegnerò ad avere fiducia in te stesso. Per farlo, ti darò una certa autonomia e la libertà di commettere alcuni errori. Per quanto la cosa mi faccia soffrire, non ti solleverò più quando sarai caduto a terra, ma ti incoraggerò a farlo senza il mio aiuto. Da oggi in poi, sarò sempre un passo dietro a te, ma di nascosto, perché tu non mi veda. Devi diventare forte e avere fiducia nelle tue possibilità”.

Educare non significa imporre un percorso, ma insegnare a camminare

Quando il vostro bambino ha compiuto due anni, avete fatto questa riflessione:

“Quanto sei bello. Come sei diventato grande. Sei nato solo ieri, e oggi sei già diventato il figlio che ho sempre sognato di avere. Affettuoso, audace, intelligente, perspicace e perfino gentile ed educato! Chi direbbe mai che un bambino così piccolo ricordi sempre di precedere le donne per aprire loro la porta o passare loro le mollette per stendere i vestiti?

Sei buono. Condividi il tuo cibo e i tuoi giocattoli con qualunque membro della famiglia.

Ciononostante, oggi ho notato che preferisci relazionarti con le persone adulte. All’asilo, ho visto che la compagnia delle educatrici ti piace di più del restare da solo con gli altri bambini. Penso che tu abbia un po’ paura di loro, forse perché loro hanno imparato a comunicare attraverso il linguaggio dei morsi, delle tirate di capelli e del “dammi” e “prendi” dei giocattoli.

Bisogna educare la tua paura, insegnarti a conviverci. Da oggi stesso, ti aprirò gli occhi e ti mostrerò, anche se un po’ alla volta, il mondo che ti circonda.

Devo soffocare i miei timori e infrangere la campana di vetro sotto la quale ti ho tenuto.

Hai bisogno di imparare a relazionarti, a difenderti, ad avere dei desideri e a mettere in pratica le tue abilità per raggiungere le tue mete. Devi imparare a impegnarti per i tuoi obiettivi.

A partire da questo stesso momento, inizierai a diventare un uomo emotivamente forte. Farò qualunque cosa, perché tu ci riesca”.

Oggi vostro figlio ha compiuto 15 anni. Mentre, attraverso la finestra, lo guardate giocare a pallacanestro con i suoi amici, ricordate le parole che avete detto alla sua nascita.

Ripetendole a voi stessa, vi accorgete che, a mano a mano che lui cresceva, voi cambiavate il discorso. Se al principio avete voluto evitargli le delusioni, i dispiaceri e perfino il pianto, vi siete resa conto che, per apprendere, aveva bisogno anche di quelle cose.

L’ambiente fatto di amore, accoglienza, pace e felicità che avevate concepito per lui non lo avrebbe reso il giovanotto che desideravate.

Educare i figli significa insegnare loro a rialzarsi da soli

Com’è bello, che gli abbiate fatto vedere come amare, essere felice, voler bene e avere fiducia in se stesso, essere altruista e mettere in atto i suoi valori migliori!

Ma quanto è bello che gli abbiate insegnato anche a imparare dai suoi fallimenti, a trarre vantaggio dai suoi insuccessi, a relazionarsi con tutti, a vivere.

Non gli avete imposto un percorso, ma lo avete invitato a studiare le arti: musica, letteratura, pittura… E a praticare sport: baseball, scacchi, ciclismo, ginnastica…

Vostro figlio è capace di danzare, raccogliere le verdure nell’orto, sbrigare qualunque faccenda di casa, riparare l’auto…

È un bambino versatile, perché così ha voluto essere.

Gli avete mostrato il mare di possibilità che aveva di fronte a sé, lo avete lasciato navigare e oggi aspettate che approdi in qualche porto.

Lui sa che, qualunque sia la sua scelta, voi, la sua Penelope, rimarrete sempre ad aspettarlo.