Parto cesareo umanizzato: di cosa si tratta?

05 febbraio, 2020
Se fino a qualche anno fa le madri sottoposte a parto cesareo venivano separate dai loro figli, oggi le cose sono cambiate. Questo grazie al parto cesareo umanizzato, che rispetta il diritto di madre e figlio a stare insieme.

Ogni parto è un momento unico e irripetibile: mamma e figlio hanno finalmente la possibilità di entrare in contatto, pelle contro pelle, di riconoscersi dopo tanti mesi di attesa. Affronterete un parto cesareo? Non significa che debba rompersi la magia del primo incontro, grazie al parto cesareo umanizzato.

Se fino a qualche anno fa le madri che affrontavano un parto cesareo venivano separate dai loro figli, oggi le cose sono cambiate. Questo grazie al parto cesareo umanizzato, che rispetta il diritto di madre e figlio a stare insieme.

Qualsiasi donna non vede l’ora di vivere la maternità dal momento in cui dà alla luce. E molti ospedali lo permettono, grazie alla pratica di umanizzazione di questa procedura chirurgica, allo scopo di assicurare il benessere sia alla puerpera che al neonato, che potrà essere allattato durante la prima mezz’ora dalla nascita.

Parto cesareo umanizzato

Se state per sottomettervi a un cesareo – e se non vi impressiona vedere il vostro ventre aperto – potreste chiedere di spostare la tendina, perché non sia d’ostacolo. In questo modo assisterete alla nascita, godendovi quel momento indimenticabile.

Dovete avere un braccio libero dalla flebo endovena per poter abbracciare il vostro piccolo (che appoggeranno sul vostro seno, vicino al cuore), così si sentirà protetto. Questa pratica innovativa è già adottata da diversi paesi, da diversi anni.

Al giorno d’oggi, sono migliaia le donne sottoposte a questo cesareo che permette loro di tenere i propri figli in braccio. Sfortunatamente, però, ancora molte madri vengono separate dai figli dopo aver dato alla luce.

È importante che la madre non sia da sola ad affrontare il cesareo

Mamma incinta e figlio

L’ideale sarebbe che il padre assistesse all’arrivo del proprio figlio; tuttavia, se questo non fosse possibile, bisogna permettere che una persona imparentata accompagni la madre, perché non si senta sola. Questo contribuisce ad abbassare i suoi livelli di stress.

Infatti, è dimostrato che le donne sottoposte a parto cesareo sono le più propense a soffrire di depressione post-parto. Il contatto pelle contro pelle, prima che il neonato venga portato via per essere pulito e visitato, regola la temperatura e il ritmo cardiaco del piccolo. In questo modo, smetterà di piangere una volta udita la voce della mamma e percepito che anche lei è felice e tranquilla.

Molto spesso, a causa delle condizioni fisiche della madre, il medico dovrà optare per un cesareo imminente. Proprio perché si tratta di un cesareo programmato, tutto ciò che riguarda il parto può essere organizzato al meglio.

Se invece l’ostetricia dovesse annunciare l’intervento chirurgico in modo inatteso -e qualora non ci fosse tempo per organizzare tutto il necessario per il parto cesareo umanizzato- si può comunque fare in modo che la nascita sia un’esperienza piacevole.

Parto cesareo umanizzato: un diritto riconosciuto per legge

Il parto cesareo umanizzato

In Italia la pratica è molto recente, ma in altri Paesi, come in Spagna, esiste già una rete di donne e di professionisti che hanno messo al servizio delle madri del materiale audiovisivo e articoli scientifici attuali.

Si tratta dell’Associazione di Utenti e Professionisti del Servizio di Salute Materna e Infantile “El Parto es nuestro”. La sua finalità è quella di offrire sostegno psicologico e assistenza legale alle donne che hanno affrontato cesarei e parti traumatici.

A cosa ha diritto una mamma:

  • A conoscere tutte le informazioni sulla finalità e sulla natura di ogni intervento, i rischi che comporta e le conseguenze.
  • Gli interventi devono essere approvati dalla gestante; l’assenza di consenso sull’informativa è un danno morale indennizzabile. Si tratta del diritto di decidere della propria salute e del proprio corpo.
  • Il diritto a scegliere il tipo di assistenza desiderata dalle donne è rappresentato da un documento conosciuto come Piano del Parto, che deve essere consegnato in anticipo in ospedale, in modo da permettere che venga registrato nella cartella medica.
  • Sebbene la presenza di un accompagnatore durante la dilazione e il parto non figuri nella carta dei diritti del paziente, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) contempla questa possibilità. E lo fa in virtù del benessere psicologico della madre (riconosciuto durante la Conferenza di Pechino).

Inoltre:

  • I diritti propri e quelli del proprio bambino sono contemplati dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e nella recente Legge fondamentale che regola l’autonomia del paziente, e che contempla diritti e doveri in materia di informazione e di documentazione clinica.
  • Infine, la Carta dei diritti del bambino, redatta dal Parlamento Europeo (1986) stabilisce il diritto del bambino ad essere accompagnato dai propri genitori più a lungo possibile.

Preparatevi a incontrare presto il vostro piccolo. Sarà senza dubbio il momento più magico della vostra vita.

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