Il lavoro, la prima causa di abbandono dell’allattamento

· 3 dicembre 2018
Sapevate che il lavoro è il primo motivo di abbandono dell'allattamento? C'è qualcosa che possiamo fare per evitarlo?

Si è parlato molto della maternità quale ostacolo per la vita lavorativa di una donna. Tuttavia, sebbene molte donne ogni giorno riescano a conciliare questi due aspetti, l’essere madri e donne lavoratrici, il lavoro è diventato la prima causa di abbandono dell’allattamento.

Ciò significa che in qualche modo il ruolo di madre è sempre compromesso dagli impegni di lavoro. E ciò potrebbe pregiudicare il legame che unisce una madre al proprio figlio, sotto molti aspetti.

Una madre che lavora ha bisogno di giornate più lunghe e di facilitazioni che le consentano di conciliare i suoi due ruoli principali: quello di madre e di lavoratrice.

Quando è in maternità, una madre gode di determinati vantaggi sul lavoro. Tuttavia, nel giro di poco tempo deve tornare al lavoro e, quindi, separarsi dal suo bambino. Ecco perché nasce la difficoltà di allattare con la stessa regolarità dei primi mesi.

Sono molte le cause per cui si verifica l’abbandono dell’allattamento materno. La prima e la più comune è senz’altro il lavoro. Purtroppo, le madri lavoratrici abbandonano questo legame prezioso con il proprio figlio. E spesso, risulta loro difficile recuperarlo, come era all’inizio. Anche quando il bambino continua a prendere il latte materno.

Quando tornano al lavoro, molte donne optano per l'abbandono dell'allattamento materno

Abbandono dell’allattamento materno prima dei sei mesi

L’alimento esclusivo del neonato nei primi sei mesi di vita deve essere il latte materno. Tuttavia, molte madri sono costrette a optare per l’abbandono dell’allattamento materno prima dei canonici sei mesi di età del bambino a causa degli impegni di lavoro.

Si calcola che solo in Spagna il 46% delle madri ha abbandonato l’allattamento materno prima del compimento dei sei mesi di vita del bambino. E di queste il 62% ha dichiarato di averlo fatto per il lavoro.

Questa affermazione trova riscontro anche nei risultati di uno studio condotto dal laboratorio Suavinex, focalizzato soprattutto sui dati della conciliazione famiglia-lavoro e allattamento. Sebbene tutte le madri che optano per l’abbandono prematuro dell’allattamento desiderino continuare a far godere i propri figli dei benefici di questo processo, non tutte ci riescono.

Come sappiamo, è possibile estrarre e conservare il latte materno affinché il bambino continui a nutrirsi di questo sano alimento e a godere dei suoi benefici, anche quando non siamo con lui. Questa in genere è un’alternativa adottata dalle madri lavoratrici, ma che ovviamente non è per sempre.

Le ripercussioni dell’abbandono dell’allattamento sul bambino

Stando alle le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità,  l’allattamento fa sì che il bambino riceva la maggior parte dei nutrienti e delle vitamine fondamentali per la crescita nei suoi primi mesi di vita. Per questo conviene continuare a dargli il latte materno, anche con il biberon.

Ciononostante, qualcosa si perde definitivamente quando la madre torna al lavoro. Parliamo del legame che si crea tra mamma e figlio. Il ritorno al lavoro della madre, infatti, provoca un’interruzione frettolosa del periodo della cosiddetta eso-gestazione.

Per queste ragioni, l’abbandono dell’allattamento materno prima dei sei mesi costituisce un inconveniente che può riflettersi sulla salute fisica ed emotiva del bambino. E che potrebbe accompagnarlo anche nell’età adulta.

Perché le madri optano per l’abbandono dell’allattamento

In base allo rapporto redatto dal I Estudio de Conciliación y Lactancia, più del 40% dei bambini spagnoli non riceve il latte esclusivamente dal seno materno nell’arco di tempo consigliato dall’OMS. La causa più frequente è il rientro al lavoro da parte della madre.

Più della metà delle madri intervistate ammette di aver avuto difficoltà per riuscire ad allattare il proprio figlio nel primo anno di vita. Mentre, oltre il 30% non si sente soddisfatta dal trattamento ricevuto in ambito lavorativo. E con trattamento, si riferisce in particolare alla modifica dell’orario di lavoro e ad altri vantaggi ricevuti con la maternità.

Secondo uno studio, il lavoro è risultato essere la prima causa di abbandono dell'allattamento materno

In questo senso, almeno il 43% delle madri che allattavano al seno ha deciso di ridurre il proprio orario di lavoro per prendersi cura del proprio figlio.  Ma questa decisione rappresenta una diminuzione a livello di stipendio e un arresto o persino una regressione nella carriera lavorativa.

Tuttavia, non tutte le donne in questa situazione si trovano nella posizione di poter usufruire di questi cambiamenti. E per questo, finiscono per lasciare il bambino alle cure di altre persone, pur di non perdere il posto di lavoro e pur di non smettere di fare carriera.

Molte altre madri si trasformano in automi o cercano un altro posto in aziende più piccole. Di solito, il loro obiettivo è avere più tempo a disposizione per prendersi cura del bambino e garantirgli l’allattamento materno.

Il 30% delle intervistate ha scelto come alternativa quella di tirarsi il latte, mentre un altro 27% ha deciso di allattare il bambino solo nel tempo in cui non lavora. Vale a dire che poco a poco comincia il processo di svezzamento a causa degli impegni di lavoro.