Io non aiuto mia moglie, condivido le responsabilità

· 9 marzo 2018

Molti ancora non lo comprendono, ma devo ammetterlo. Io non aiuto mia moglie nelle faccende di casa e non penso di farlo in futuro. Almeno, non come se fossi un ospite che aspetta di essere servito e riverito. Non come uno spettatore, che osserva la moglie correre avanti e indietro tutto il giorno, portando tutto il peso sulle proprie spalle. Fin dal primo giorno insieme, ho capito quali erano le responsabilità che mi sarei dovuto assumere come marito e padre.

Fin dal principio ho capito di essere il compagno della donna che amo e che ho scelto di formare una famiglia con lei. Ho deciso di affrontare tutto ciò che questo implica, accentandolo nel bene e nel male.

Ho sempre saputo che la condivisione delle responsabilità è la chiave per vivere felici insieme. Come padre, come parte della famiglia e, perché no, anche come responsabile del disordine della casa lavo i piatti, stiro, cambio i pannolini e cucino. Non me ne vergogno e, di sicuro, non perdo la faccia.

Questo, per me, significa essere più uomo di quelli che reputano queste attività tipicamente femminili. Nonostante i tempi in cui viviamo siano diversi da quelli passati, in molti casi la realtà è rimasta la stessa. La donna è colei che tiene le “redini” e gli uomini sono semplici spettatori che si dedicano ad altro. Ma se pensiamo ai nostri figli, il miglior esempio che possiamo dare è quello di una famiglia che collabora e in cui si suddividono le faccende domestiche tra i vari componenti.

Io non aiuto mia moglie, condivido le responsabilità

Il dibattito non passa mai di moda. Cosa conta di più, il lavoro fuori casa o quello domestico? Ma la domanda che mi faccio quando sono con i miei amici è questa: “Diamo il giusto valore al lavoro delle nostre mogli, che sia a casa o fuori?

Mamma è papà con i figli

“L’altro giorno ho lavato i piatti e mia moglie non mi ha neanche ringraziato”. È una frase che abbiamo sentito tutti almeno una volta. Ma pensandoci, perché mia moglie dovrebbe ringraziarmi per aver fatto qualcosa che contribuisce al benessere della famiglia? Perché dovrebbe ringraziarmi per qualcosa che lei stessa fa innumerevoli volte senza che nessuno le dica niente?

Per questo stesso motivo, io non aiuto mia moglie. Lei non ha bisogno di nessun aiuto. È autosufficiente e assolutamente in gamba per quanto riguarda il lavoro e la cura della casa. Ciò di cui ha bisogno, è un compagno che la completi. Anche se poi, quando necessario, potrebbe fare tutto da sola.

Io non aiuto mia moglie a pulire la casa. Mi limito a sistemare lo spazio in cui viviamo insieme. Disinfetto e metto in ordine per il semplice motivo che vivo sotto lo stesso tetto. Non aiuto a cucinare, ma collaboro e condivido questa mansione perché anche io mangio.

E non si tratta solo di mangiare. Attraverso questa azione, sporco piatti e posate. Per questa semplice ragione, sento che spetta a me – come padre di famiglia – contribuire. Non la aiuto neanche con i figli. Me ne prendo cura semplicemente perché sono anche miei. Sono nostri.

Non collaboro in casa, ne faccio parte

Lavare, stirare, piegare i panni, raccogliere i giocattoli, insegnare la matematica ai bambini o sistemare il giardino. Qualunque cosa debba fare, ho ben presente che non sono una mera presenza in casa, ne faccio parte. Per questo, mi comporto di conseguenza.

Aiutare i figli a fare i compiti

Non ho mai pensato che questi compiti fossero competenza esclusiva di mia moglie. Non importa come sono cresciuto, cosa mi hanno insegnato i miei genitori o ciò che ho imparato a scuola. Mi sento fortunato per la famiglia che ho e voglio essere un esempio per i miei figli.

Voglio comportarmi come un compagno con mia moglie, non come un ospite. Voglio farlo perché conosco il valore della mia compagna e di tutto ciò che fa per la nostra famiglia. La rispetto per come è, con i suoi pregi e i difetti. In fondo, anche lei si comporta così nei miei confronti.