La riflessione sui bambini con autismo che vi aprirà gli occhi

· 23 luglio 2018
Un'attrice argentina ha sorpreso tutti con una riflessione sui bambini con autismo in cui sottolinea l'importanza di accettare le differenze per arrivare a una vera inclusione sociale.
“Guardateli, toccateli, avvicinatevi, interagite”, ha esclamato la famosa attrice argentina Inés Estevez lo scorso 2 di aprile, giorno della Consapevolezza sull’Autismo, invitando la società a riflettere sui bambini con autismo.Sebbene l’artista non abbia mai parlato della sua vita privata, attraverso questa profonda e sconvolgente lettera in cui si riferiva ai bambini con autismo, partendo dal caso particolare di una delle sue figlie adottive (chiamate Cielo e Vida), ha commosso e ha aperto gli occhi dei suoi fan.

Una linea sull’autismo che ha lasciato senza parole

“Mi uccide un po’ ogni volta che si dice ‘non dire autistica, è una persona con autismo’.”

Quello che scrive, nella lettera, dimostra con fatti concreti che la società tende a negare le differenze quando, in realtà, tutti siamo diversi.

Inoltre, si batte contro le etichette e gli eufemismi che definiscono i bambini con autismo. Perché l’inclusione e l’isolamento non risiedono semplicemente nella semantica ma in un effettivo cambiamento nel comportamento civile.

“Modificare la semantica non migliora necessariamente la coscienza della convivenza con tutti quelli che sono diversi”, sostiene l’attrice. La quale dichiara di avere una figlia che non soffre di autismo, ma di una condizione cognitiva ancora più complessa dal momento che è inclassificabile e per la quale “non c’è nessun manuale che possa essere utile”.

“La vera uguaglianza presuppone il riconoscimento delle differenze.”

-Inés Estevez-

La famosa artista sottolinea in lungo e in largo nel suo testo che tutti abbiamo capacità differenti, perché “tutti siamo differenti”. Racconta inoltre che sua figlia 6 anni è incapace di parlare, mangiare, andare in bagno, bere, vestirsi, esprimere sentimenti e mettersi le scarpe da sola.

Bambino autistico annusa il profumo dei fiori

“Siamo tremendamente stupidi se non accettiamo chi ha un’incapacità. Ora risulta solo che non si deve dire”, afferma Inés attraverso i social network, con lo scopo di sottolineare quanto sia importante prendere coscienza dei problemi e delle difficoltà delle persone come base per l’integrazione e l’amore.

Uno sguardo alla pedagogia per bambini con disturbi nello spettro autistico

Un altro aspetto a cui pensare riguarda la scolarizzazione e l’educazione dei bambini con autismo. Questo a causa della complessità nel trovare un istituto che accolga i bambini con diverse capacità e che includa quelli che presentano patologie ancora non ben conosciute.

“Lei sarebbe potuta entrare in un istituto educativo normale perché aveva 3 anni e mezzo e ancora non camminava né parlava. E non sapevamo nemmeno quanto capisse”. Così afferma l’attrice, la quale mette in dubbio inoltre la formazione pedagogica di alcuni insegnanti.

“Non si dice ‘disabile’, ma tre scuole speciali per bambini ‘diversamente abili’ l’hanno rifiutata perché non rientrava in nessuna delle patologie che lì venivano gestite. Non è ipoacusica, non è autistica, non ha una paralisi cerebrale, non ha il DPS“, ha accusato Inés, concludendo che “la forma non migliora la sostanza”.

Bambini con autismo: la rinascita di una società

Da un lato, l’artista latina dà il suo piccolo contributo per l’acquisizione di una coscienza dell’assistenza, dell’inclusione e della dedizione necessaria allo sviluppo di bambini con autismo. Oltre a fare appello per un maggior impegno sociale reale.

Padre gioca per terra con il figlio

“Il mio unico obiettivo è e sarà sempre quello di collaborare per rendere visibili le lacune di un sistema che ha portato a dei cambiamenti e dei progressi nell’inclusione, ma che ha ancora molto da risolvere, migliorare e conquistare”, ha sottolineato. Chiarendo che non cerca di drammatizzare la sua situazione ma di dare visibilità a una causa che non le è estranea.

Per l’attrice, un primo passo in questa “lotta per l’uguaglianza” sarebbe essere comprensivi. Non utilizzare i termini con disprezzo, come se fossero insulti, e non stigmatizzare nessuno.

E, oltre alle proclamazioni per chiamarli in un modo adeguato, la cosa principale sarebbe occuparsi di ciò che realmente importa: riconoscere queste minoranze, accettarle, includerle.

Inoltre, Inés Estevez fa riferimento al classico e sbagliatissimo ‘questo bambino ha dei problemi, non guardarlo che lo metti a disagio’. “Guardalo, toccalo, avvicinati, interagisci. Per lui anche voi siete strani, ma se lo accarezzate vi darà un bacio, se gli fate uno scherzo riderà, e se vorrete (e anche lui vorrà) potrete giocare un po’ insieme“.

“Ho incluso. Condiviso. Osservato. Capito. Per una maggior coscienza della realtà del diverso. Per una maggior coscienza dell’autismo.”

-Inés Estevez-