Microbioma intestinale e autismo: quale relazione?

29 marzo, 2020
I disturbi dello spettro autistico sono spesso accompagnati da alterazioni del microbioma intestinale. Le attuali ricerche confermano che risolvere i problemi gastrointestinali aiuta ad alleviarne i sintomi.

Tutti i mammiferi possiedono un organo invisibile, ignorato dalla scienza fino a tempi recenti: il microbioma intestinale. È un organo costituito da un’incredibile varietà di microrganismi. Sebbene sia ormai chiaro che la nostra sopravvivenza dipende dal buon funzionamento di questo complesso organo microbico, abbiamo appena cominciato a comprendere in che modo ci completa.

Come agisce il microbioma intestinale?

Che nel nostro corpo viva una grande quantità di microrganismi è un fatto noto, tuttavia è difficile immaginare le dimensioni di questa popolazione. La comunità microbica più densa e variegata si trova nell’intestino, questo lo sappiamo, ma sapere che più della metà della massa delle feci corrisponde al nostro microbioma sembra incredibile, non è vero?

Sono numerosi i microbi che ci permettono di completare la digestione degli alimenti. Questa funzione è ormai ovvia, ma molte altre sue funzioni potrebbero sorprendervi. I nostri microbi svolgono un ruolo fondamentale per lo sviluppo del sistema immunitario e per mantenere una buona capacità di risposta. Partecipano, inoltre, alla funzioni di regolazione del metabolismo.

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Microbioma e cervello sono in comunicazione?

La risposta è sì, senza dubbio. La scienza ha dimostrato l’esistenza di un asse microbiota-intestino-cervello e che si tratta di un percorso a doppio senso. Ciò significa che lo stress è in grado di alterare la composizione del microbiota intestinale e che, a sua volta, la colonia microbica influenza il comportamento dell’organismo ospite.

Gran parte di questi studi sono stati condotti su topi da laboratorio “privi di germi”. I risultati indicano che, quando manca il microbiota convenzionale, ne risentono il comportamento, l’espressione genica del cervello e lo sviluppo del sistema nervoso.

Ricerche che si sono servite di diversi antimicrobici e dei primi trapianti fecali hanno dimostrato che una diversa composizione del microbioma intestinale influenza il comportamento. Inoltre, che anche l’ansia può essere alleviata o indotta quando si altera la flora batterica.

Trasportando queste nuove informazioni a livello molecolare, si può dire che l’alterazione del sistema microbico può indurre cambiamenti specifici nei neurotrasmettitori e nei recettori, compresa la serotonina.

Qual è il ruolo del microbioma intestinale nell’autismo?

Il Disturbo dello spettro autistico (DSA) consiste in un’alterazione dello sviluppo neurologico. È caratterizzato da due principali deficit: deterioramento delle abilità comunicative e delle interazioni sociali. Il paziente mostra schemi comportamentali, di interesse o di attività ristretti e ripetitivi. Il DSA ha una prevalenza di 2/20 casi per 1000 in tutto il mondo.

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Attualmente i sintomi principali dell’autismo non hanno un trattamento standard. Le persone con DSA presentano spesso disturbi dell’apparato digerente e alterazione del microbioma intestinale. In linea con questi risultati, un numero crescente di ricerche confermano un’alterazione della risposta immunitaria e dei meccanismi neuro-infiammatori nei pazienti con DSA.

I problemi gastrointestinali associati alla maggior parte dei casi di autismo appoggiano l’ipotesi che questo disturbo cognitivo abbia una base fisiologica. Si pensa che agendo sui problemi digestivi si possano controllare meglio i sintomi del DSA.

Un recente studio ha dimostrato i benefici a lungo termine dei trattamenti per i problemi intestinali sui bambini con diagnosi di DSA. Questi risultati sono stati resi possibili grazie a una rivoluzionaria tecnica di trapianto fecale nota come terapia di trasferimento del microbiota.

Allattamento al seno, composizione del microbioma e DSA

L’allattamento materno è un fattore determinante nella conformazione del microbioma intestinale. Risulta, quindi, particolarmente interessante valutare il tipo di allattamento ricevuto dai pazienti autistici. Uno studio del 2019 ha esplorato il legame del disturbo dello spettro autistico con l’inizio e la durata dell’allattamento materno.

Al momento attuale, un prolungato allattamento al seno viene considerato una protezione contro il DSA, sebbene siano necessari ulteriori studi. 

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