Paracetamolo e ibuprofene nei bambini: come usarli

9 Agosto 2019
La febbre è il motivo più comune di consulenza medica nell'infanzia. Tuttavia, essa è anche un meccanismo di difesa dell'organismo contro le infezioni.

Alternare paracetamolo e ibuprofene nei bambini con febbre è una pratica molto comune. Tuttavia, ha poche prove scientifiche a sostegno. Scopriamone di più in questo articolo.

Il paracetamolo e l’ibuprofene sono dei farmaci comunemente reperibili nel kit di pronto soccorso di qualunque famiglia. Dinnanzi a qualsiasi tipo di problema, tendono a essere i nostri primi alleati. Tuttavia, non bisogna dimenticare che sono farmaci e che non sono esenti da controindicazioni, soprattutto se non usati nel modo corretto. Vediamoli uno per uno in dettaglio.

Paracetamolo e ibuprofene

Cos’è il paracetamolo e per cosa si utilizza?

Il paracetamolo è un farmaco dalle proprietà antipiretiche e analgesiche. È indicato per il trattamento sintomatico della febbre e del dolore a intensità lieve e moderata.

Agisce nell’organismo innanzitutto inibendo la sintesi di prostaglandine a livello del sistema nervoso centrale. A differenza dell’ibuprofene, non ha effetti antinfiammatori. 

Bambino ammalato

Gli effetti collaterali derivanti dall’uso di paracetamolo sono rari. L’unica categoria a rischio sono i bambini con problemi di fegato o quelli allergici a questo farmaco.

Cos’è l’ibuprofene e per cosa si utilizza?

L’ibuprofene è un antinfiammatorio non-steroideo (FANS) ad azione antinfiammatoria, analgesica e antipiretica. Il suo meccanismo d’azione si deve all’inibizione della sintesi di prostaglandine, le quali rivestono un ruolo essenziale nella comparsa di febbre, dolore e infiammazione.

È indicato per un sollievo sintomatico dei dolori occasionali, di entità lieve o moderata e per gli stati febbrili. Va utilizzato sono occasionalmente e per periodi di tempo limitati.

Gli effetti collaterali più comuni dell’ibuprofene sono di natura gastrointestinale. Possono manifestarsi ulcere peptiche, perforazioni o emorragie gastrointestinali. Allo scopo di minimizzare gli effetti collaterali, si consiglia di assumere il farmaco durante i pasti o con del latte.

La febbre

La febbre è, senza alcun dubbio, il motivo di consulenza medica più comune nell’infanzia. Si tratta di un tema che genera molta preoccupazione nei genitori e, spesso, viene trattato più come una malattia che come un sintomo.

Tuttavia, la febbre è solo un sintomo, non una malattia. L’obiettivo dinnanzi a un bambino con febbre non dovrebbe essere quello di far sparire la febbre, bensì quello di cercare la causa che l’ha scatenata, in modo da poter intervenire su di essa.

La febbre, nel nostro organismo è un meccanismo di difesa dinnanzi alle infezioni. Quando si manifesta, è indice che il sistema immunitario sta funzionando e sta combattendo i microorganismi invasori. Per questo motivo, a volte, eliminare la febbre può essere controproducente.

Il trattamento antipiretico va somministrato in base allo stato generale del bambino ammalato. Nel caso in cui non si noti alcun sollievo dallo stato di malessere, si può valutare un cambiamento di antipiretico.

Paracetamolo e ibuprofene nei bambini

Paracetamolo e ibuprofene nei bambini: bisogna alternarli?

Oggigiorno non esiste alcuna indicazione terapeutica sull’abbinamento o sull’alternanza degli antipiretici. Gli studi non dimostrano che la combinazione di farmaci posso generare un beneficio maggiore rispetto alla somministrazione di uno solo di essi.

In effetti, la somministrazione simultanea di paracetamolo e ibuprofene aumenta il rischio di cadere in errore e di possibili effetti collaterali. 

La cosa che si consiglia in caso di febbre e malessere è somministrare paracetamolo ogni 4 o 6 ore, visto che ha meno effetti collaterali dell’ibuprofene. Il paracetamolo è, di solito, il farmaco di prima scelta in questi casi.

Tuttavia, a volte, può essere preferibile scegliere l’ibuprofene, soprattutto quando si è alla ricerca di un effetto antinfiammatorio, oltre a dare effetto analgesico e antipiretico.

Tuttavia, vanno sempre seguite le indicazioni del pediatra, sia in merito alla posologia che alla frequenza e alla durata del trattamento. Ogni bambino e ogni situazione sono diversi ed è il medico a dover dare le linee guida per la terapia.