Il disturbo da alimentazione selettiva durante l’infanzia

30 Novembre 2019
I bambini con disturbo da alimentazione selettiva limitano l'assunzione di cibo ad un numero ridotto di alimenti. Questo può provocare dei deficit nutrizionali.

È molto comune che i bambini abbiano delle difficoltà riguardanti l’alimentazione. Hanno delle preferenze per determinati alimenti e riluttanza ad ingerirne altri. In alcuni casi, il rifiuto è così forte che l’assunzione di cibo si limita ad un numero ristretto di alimenti. Questo è il caso dei bambini che soffrono di disturbo da alimentazione selettiva.

In passato, questa sindrome non era stata identificata, ma nell’ultima revisione del manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-V) è stata riconosciuta come una malattia che presenta delle caratteristiche ben definite. Ormai, è noto che la tendenza ad evitare determinati gruppi di alimenti va oltre un semplice capriccio o un comportamento inappropriato.

Il disturbo da alimentazione selettiva

Conosciuta anche come disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo, questa patologia si caratterizza per la scelta di una dieta limitata e poco varia e per un rifiuto a provare nuovi alimenti. L’esclusione dei vari cibi si effettua in base alle caratteristiche sensoriali dei vari alimenti: la consistenza, il colore, la forma, ecc. Questa condizione ha importanti conseguenze da un punto di vista nutrizionale.

bambino a cui non piace la minestra

Nei bambini che ne soffrono è molto comune riscontrare una significativa perdita di peso o una mancanza di aumento di peso che, invece, dovrebbe avvenire data la loro fase di crescita. Inoltre, si registra un’importante carenza nutrizionale dovuta (in molti casi) al rifiuto dei grandi gruppi alimentari come le verdure, il pesce o i legumi.

Le ripercussioni riguardano anche la sfera psicosociale. Si tendono ad evitare incontri o eventi in cui la sindrome potrebbe venire alla luce e costituire un problema. È una condizione che incide sul benessere del bambino e dei suoi genitori. Molte volte, sia il papà che la mamma possono sentirsi sopraffatti dal costante rifiuto di cibo da parte del bambino.

Qualcosa di più di un semplice capriccio

Non bisogna mai dimenticare che questa condizione non è la conseguenza del capriccio di un bambino viziato. In realtà, è una sindrome che ha un’origine multicausale e delle implicazioni più profonde.

Sebbene le cause non siano ancora esattamente note, alcune ricerche la collegano a varie caratteristiche della vita del soggetto che ne soffre:

  • Un aspetto comune dei bambini che soffrono di disturbo da alimentazione selettiva, è quello di avere una personalità ansiosa (a tratti ossessivo-compulsiva) e la tendenza alla fobia sociale. In genere, i soggetti mostrano anche un basso adattamento al cambiamento e alle novità. È possibile che il disturbo alimentare sia una delle manifestazioni di una personalità rigida e inflessibile.
  • Inoltre, è stata rilevata la difficoltà nello stabilire una connessione col caregiver primario. I bambini, incapaci di esprimersi verbalmente, usano le urla o i capricci per comunicare il loro disappunto. Questo tipo di comportamento può provocare stress, disagio e nervosismo nel caregiver e impedire la creazione di un sano legame di amore e fiducia tra i genitori ed il bambino. In genere, per evitare queste situazioni, il genitore tende a proporre al bambino solo quei cibi che non creano problemi, rafforzando così le restrizioni alimentari.
  • Diversi studi hanno dimostrato che una percentuale significativa di bambini e giovani che soffrono di disturbo da alimentazione selettiva, ha la fobia di soffocare, tende a vomitare e presenta alcune allergie alimentari.
bambina che non vuole mangiare

Come prevenire o trattare il disturbo da alimentazione selettiva?

  1. Quando il bambino inizia l’alimentazione solida, metodi come lo svezzamento guidato dal bambino possono aiutare a esplorare la diversità degli alimenti permettendo al bambino di avvicinarsi al “nuovo” cibo seguendo i suoi ritmi. In questo modo, il piccolo vivrà questa fase come un processo naturale e divertente e non come un’imposizione.
  2. Quando si variano gli alimenti, bisogna essere costanti e pazienti. Non dovete innervosirvi né cedere al rifiuto del bambino.
  3. Per i più piccoli, i genitori sono il modello di comportamento di riferimento. È importante che i bambini vedano che tutti i membri della famiglia mangiano quello che c’è sul tavolo, senza eccezioni. Riunirsi per mangiare e fare due chiacchiere allegramente può essere utile.
  4. Provate a cambiare il vostro modo di cucinare. Utilizzate sapori, ricette e modi di preparare il cibo diversi da come fate di solito. Abbandonare la routine, stimolerà il gusto e la curiosità del bambino a provare nuovi sapori.
  5. Quando il disturbo è stato diagnosticato, è importante rivolgersi ad un medico professionista. A volte, i deficit nutrizionali possono richiedere un breve ricovero ospedaliero.
  6. In ogni caso, bisognerà intervenire con un approccio multidisciplinare. Potete rivolgervi a psicologi, medici e nutrizionisti. È importante lavorare sulla personalità del bambino e sul suo rapporto con i genitori. Inoltre, non dimenticate che i nuovi alimenti devono essere introdotti nella dieta del bambino in modo graduale.
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