Genitori innamorati dei figli: 5 aneddoti

23 Giugno 2019
Molti genitori custodiscono momenti felici che condividono con i propri figli, per questo oggi vi raccontiamo 5 aneddoti di genitori innamorati dei figli.

In giro si dice che la vita è ciò che succede mentre si lavora. È una frase che risuona spesso nella nostra mente. Molti genitori custodiscono momenti felici che condividono con i propri figli, per questo oggi vi raccontiamo 5 aneddoti di genitori innamorati dei figli.

Un’amica ci raccontava che quando ha ripreso a lavorare, dopo aver dato alla luce sua figlia ed averla cresciuta per otto mesi senza separarsi mai da lei, tornava a casa, poco dopo le 13:00, per occuparsi di lei. Si facevano un bagno, mangiavano e poi si mettevano a letto e si guardavano intensamente negli occhi. Ecco di cosa stiamo parlando.

L’aneddoto del musicista e di due genitori innamorati

Joshuan Blanco ha solo un figlio a cui un Natale regalarono una pista automobilistica ed un calcetto. Il bambino usò questi giocattoli come pista e calcetto per circa sette giorni. La settimana successiva il piccolo Luis trasformò la pista in una chitarra elettrica ed il calcetto in una pedaliera per chitarra. “Somigliano moltissimo agli strumenti che usa suo zio”, afferma Joshuan.

Da gennaio i suoi strumenti improvvisati sono diventati i suoi giocattoli preferiti. Il bambino mette dei cavi alla chitarra e li connette ad un amplificatore immaginario. Tutti i giorni si esibisce per un ristretto e selezionato gruppo: mamma e papà, due genitori innamorati del figlio. “Per me è emozionante perché segue i nostri passi ed è un qualcosa che non dimenticherò mai di lui”, afferma Joshuan che fa parte sin dall’adolescenza di un gruppo musicale insieme ai suoi due fratelli.

Bambino con chitarra

Non me ne andrò mai

Il più tenero aneddoto che ricorda Nathalie di sua figlia Camilla risale ad una conversazione avuta con la piccola quando questa aveva solo quattro anni. Alla domanda della bambina che voleva sapere se un giorno sarebbe diventata grande come la mamma, quest’ultima rispose, ovviamente, affermativamente.

-Mamma, me se io diventerà adulta voi cosa diventerete?

Tesoro, noi diventeremo un po’ più vecchietti, ma tu crescerai, ti sposerai, avrai dei figli e verrai a trovarci spesso.

A questo punto gli occhi di Camilla si riempirono di lacrime:

-Perché verrò a trovarvi?

-Piccola, perché avrai una casa grande, una macchina…

-Ma in questa casa non ci sarai tu?

-No, sarà un’altra casa che non sarà la mia.

Camilla a questo punto scoppiò a piangere dicendo di voler vivere sempre con la sua mamma e di non voler essere abbandonata.

-Figlia mia, non ti abbandonerò mai, sarai tu stessa a non voler star più con me quando diventerai grande.

-No mamma, non è vero. Io vorrò sempre vivere con te.

Non riuscendo in alcun modo a consolare la piccola, Nathalie si vide costretta a dire alla bambina che era stata una bugia e che avrebbero sempre vissuto insieme ma che certamente, in un determinato momento, sarebbe stata la stessa Camilla a voler rompere questa promessa.

Le lacrime di Camilla sono comprensibili. La piccola ha affrontato un argomento che ancora non riesca a comprendere a fondo ed ha pensato che sua madre volesse mandarla via in futuro. Questo racconto di vita, questo esempio di genitori innamorati dei figli, è uno dei ricordi più teneri che custodisce Nathalie, tenero esattamente come la piccola Camilla.

 

Tesoro, vieni a mangiare

Flavia ha tre anni appena computi. Qualche mese fa ha cominciato a chiamare suo fratello “tesoro”. Ai suoi due genitori innamorati, ed in particolare alla sua mamma, Eneida, sembra un aneddoto molto divertente perché è come lei di solito si rivolge al suo primogenito.

In casa è abitudine che risuonino le frasi “tesoro, vieni qui, vieni a mangiare…tesoro, tesoro”. Ecco perché Flavia ha cominciato a ripetere “tesoro” tutte le volte che vede suo fratello. “Ciao tesoro”, è solita dirgli, e ancora “tesoro, vieni a mangiare”. La piccola imita evidentemente la sua mamma, che adesso rappresenta il suo modello.

Cos’è questo e come funziona

Sviluppare l'autostima

Santiago è stato sempre un grande chiacchierone. Sin dai due anni ha cominciato a parlare e a pronunciare le parole in modo corretto, per quanto fossero difficili.

A quell’età Santiago aveva voglia di scoprire il modo e, per comprenderlo, domandava. A differenza degli altri bambini che domandano “cos’è questo”, lui andava un passo oltre: “Cos’è questo e come funziona?”, chiedeva. Il suo interesse si concentrava soprattutto su come funzionavano le macchine.

Un giorno, sentendo l’allarme di un’auto – che veniva azionato dall’appartamento in cui viveva – chiese di cosa si trattasse. Sua cugina, che si occupava di lui in quel momento rispose dicendogli che si trattava dell’allarme. Santiago volle sapere immediatamente come funzionava.

Sospirando, la giovane cercò di essere didattica. Prese il telecomando del televisore e gli spiegò che veniva inviato un segnale od un ordine a distanza all’apparecchio. Esattamente come il telecomando del televisore ci consente di cambiare canale, così quello dell’allarme dell’auto consente di attivarlo o disattivarlo.

La curiosità di Santiago non si è ancora fermata, ma ormai non si limita a chiedere come funzionano le cose. Il piccolo ha cominciato a sperimentare di persona ed i suoi genitori non sanno cosa sia peggio.