Gattonare: quali sono i principali benefici per il bambino

· 11 dicembre 2017

Gattonare è un’attività tipica dei neonati, uno degli elementi principali che mostrano che stanno acquisendo indipendenza e la loro abilità motoria si sta sviluppando in modo corretto.

È stato verificato che gattonare offre numerosi benefici ai piccoli, a livello fisico, mentale ed emotivo.

Molti specialisti concordano nel sostenere che è importante incentivare questo tipo di spostamento, poiché l’apprendimento che il bambino ottiene in questa fase può accompagnarlo per il resto della vita. Tra gli aspetti favoriti da questa pratica, troviamo la fiducia, la sicurezza e l’autonomia.

Qual è il momento adatto per incoraggiare il bambino a gattonare?

È risaputo che a partire dagli otto mesi la maggior parte dei neonati è pronta a gattonare. Tuttavia inizieranno a spostarsi da sé non appena riusciranno a stare seduti da soli.

Gli adulti che se ne fanno carico devono incentivare il piccolo a muoversi. A tale scopo, si consiglia di metterlo sul pavimento e assicurarsi che possa muoversi in uno spazio sicuro, in libertà, ma supervisionato.

Neonata che gattona

È fondamentale lasciarlo muovere da solo verso i luoghi per lui più attrattivi e fargli esplorare tutto quello che desidera, però è richiesta la compagnia di un adulto.

La funzione degli adulti non è quella di limitare il bambino nella sua esplorazione o impedirgli di muoversi a piacimento, ma di assicurarsi che non corra alcun pericolo.  

“Il bambino che si sente fiducioso nel percorrere ed esplorare il mondo è capace di gettare le prime basi del sentimento di fiducia basilare, aspetto fondamentale dello sviluppo socio-affettivo degli infanti…”
-Verónica Navarrete. Scuola di Psicologia dell’Università del Pacifico –

Secondo quanto sostenuto dalla psicologa Navarrete, la fiducia nei confronti del mondo e degli altri, come la fiducia in se stesso, si rafforza gattonando, poiché sorge un vincolo affettivo molto stretto tra il piccolo e la persona che lo accompagna. Per tale motivo si consiglia di incitare il neonato a gattonare solo quando lo noteremo indipendente nel realizzare movimenti decisi sul pavimento.

Gattonare: quali sono i benefici per il bambino?

Neonato a carponi che gioca e impara a gattonare

Secondo gli specialisti la maggior parte delle abilità psicomotorie di cui ha bisogno il bambino per svilupparsi a livello scolastico e durante l’infanzia, viene stimolata dall’andare a gattoni.

Gattonare permette ai neonati di svilupparsi a livello neurologico. Le decisioni che caratterizzeranno la vita futura del bambino iniziano a manifestarsi in questa fase, pertanto si relazionano direttamente alla condotta adottata. In altre parole, a livello neurologico il bambino comincia a decidere dove vuole andare e cosa gli interessa e ciò condizionerà le sue decisioni future.   

Si tratta, inoltre, del primo meccanismo che permette di verificare il compimento del controllo volontario. Tale abilità incide su equilibrio, coordinazione, forza della muscolatura e altri elementi dello sviluppo psicomotorio.

Gattonare è un’attività di tipo motorio che integra l’apprendimento, dunque influisce direttamente sull’intelligenza dell’essere umano.

Gattonare:

  • Aiuta a tonificare i muscoli delle braccia e delle gambe e la colonna vertebrale, preparandolo alla successiva posizione eretta.
  • Stimola l’attenzione.
  • Sviluppa e perfeziona la vista tramite l’accomodazione degli occhi su brevi distanze.
  • Favorisce il rafforzamento dei sistemi propriocettivo e vestibolare, rispettivamente relazionati alla conoscenza del suo corpo e all’equilibrio.
  • Rappresenta un’opportunità per interagire con il mondo, comunicare con esso ed esprimersi su quanto appena scoperto.
  • Aiuta a sensibilizzare il senso del tatto, poiché con il palmo della mano il bambino riconosce consistenze e sensazioni.

Un bambino che impara a gattonare:

  • Stabilisce una coordinazione tra gli occhi e le mani per calcolare distanze e approssimazioni.
  • Inizia a creare percorsi basati sulle informazioni che riceve tramite i sensi e che collega al cervello. Tale processo lo aiuterà a mettere in atto i suoi principali episodi di ragionamento.

A partire da questa tappa ha inizio la lateralizzazione cerebrale che consente, tra i cinque e i sei anni, il dominio di uno dei due emisferi.