Perché non bisogna lasciar piangere il bebè?

· 25 ottobre 2016

Il dovere di un bambino è piangere, recita un proverbio orientale. Per il bebè il modo principale per comunicare i propri desideri è il pianto. Come potrebbe sentirsi, allora, quando cerca di richiamare la vostra attenzione, ma nessuno gliela offre? Non bisogna lasciare che il bambino pianga, ed ecco il perché.

Il pianto è il suo secondo “cordone ombelicale”. Un bambino può piangere per molti motivi, ma normalmente lo fa quando ha bisogno della vostra attenzione. Come si sente un adulto quando chiede qualcosa e nessuno lo ascolta? A maggior ragione sarà frustrante quando succede ad un bambino con pochi mezzi per comunicare.

Secondo alcuni genitori, i figli vanno lasciati piangere: se si corre tutte le volte li si vizia e si fa capire che sono loro a comandare. C’è invece chi pensa che il bambino non deve piangere troppo perché subisce danni irreparabili.

Ci troviamo, quindi, di fronte a due posizioni diverse con pro e contro. Tuttavia, ignorare il pianto per troppo tempo può rappresentare un trauma; per di più accorrere subito ha effetti positivi sullo sviluppo del bambino.

Sono molti i motivi che stanno dietro al pianto del bambino. Come abbiamo detto, è il suo modo per richiamare la nostra attenzione quando ha necessità fisiche o emotive. Ad esempio, quando sporca il pannolino, ha troppo caldo, fame, sonno, coliche etc.

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Conseguenze negative del lasciar piangere il bambino

Insicurezza

È probabile che se lo si lascia piangere per un po’, il bambino alla fine smetta. Capisce che tanto l’adulto non accorre. Riprenderà di certo a piangere. Se il suo pianto nuovamente non trova risposta, il bambino si sente insicuro e abbandonato.

Distacco

Quando la situazione resta invariata e si ripete con frequenza, il bambino si sente abbandonato a se stesso. In un primo momento prova rabbia, perfino ira, ma alla fine si arrende. Comincia a prevalere un senso di distacco. Vostro figlio non sta ricevendo amore, quindi non sta imparando ad amare.

Bambino problematico

Così facendo la coscienza non si sviluppa adeguatamente. Vostro figlio non si fida di nessuno e non si preoccupa per nessuno. Diventerà forse un bambino problematico; in casi estremi crescerà con una personalità psicopatica, incapace di sentire rimorso se compie un’azione cattiva.

Sindrome del bambino scosso

Un bambino che non smette di piangere può essere estremamente fastidioso. Alcuni adulti finiscono per disperarsi e cominciano a scuotere violentemente il neonato causando la cosiddetta sindrome del bambino scosso. Anche se fatto per brevi istanti, lo scuotimento può provocare danni neurologici irreversibili.

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Secondo molti pediatri, scuotere con violenza un neonato può provocare emorragie, lesioni cerebrali e della colonna vertebrale, perdita dell’udito, cecità, paralisi, convulsioni e perfino la morte.

Conseguenze positive dell’accorrere subito

Se corro tutte le volte che mio figlio piange non lo starò viziando?“, vi starete domandando. Forse. Esistono molte opinioni al riguardo. Certo ogni bambino è diverso, un genitore deve capire quale sia il modo migliore per affrontare la situazione.

Tuttavia, le ricerche indicano che quando il neonato ha fame, sente disagio oppure è alterato, il suo organismo rilascia ormoni dello stress. Il suo malessere richiede di essere sfogato con il pianto. 

Pare che quando il genitore accorre, nel cervello del bambino si creino nuove connessioni cerebrali che lo aiutano ad imparare a tranquillizzarsi. Il piccolo che riceve la dovuta attenzione produce meno cortisolo, l’ormone dello stress.

Il bebè che ha ricevuto subito attenzione, specialmente durante i premi sei-otto mesi di vita, tenderà, in generale a piangere meno.

Qualche consiglio

  • Controllate per prima cosa le vostre emozioni, potreste finire per scaricarle sul bambino.
  • Analizzate che cosa ha provocato il pianto.
  • Cercate di rasserenarlo o divertirlo.
  • Potete dargli qualcosa da mangiare o semplicemente prenderlo in braccio e parlargli dolcemente all’orecchio.
  • Accarezzategli la schiena e la pancia.

Il primo pianto del neonato è musica per le orecchie di una madre. Il pianto continuo, tuttavia, è come il suono di una sirena: occorrono nervi saldi. Dare ascolto alle necessità di vostro figlio non lo vizierà; al contrario gli farà capire di non essere solo, di avere una famiglia che in caso di bisogno lo aiuta con una carezza, un sorriso o un abbraccio. E forse, in questo modo, deciderà anche di stare zitto un attimo.