Legge sui vaccini: quali sono le norme italiane?

17 Ottobre 2019
In questo articolo vi spieghiamo tutto a proposito della legge sui vaccini in Italia e sulle sue conseguenze.

I vaccini rappresentano uno dei grandi progressi della medicina. Hanno cambiato la storia dell’umanità, in quanto hanno ridotto e debellato numerose malattie. Al giorno d’oggi, si tratta di uno dei trattamenti migliori per prevenire e promuovere la buona salute, nonché uno degli strumenti più efficaci delle politiche di salute pubblica. Ma cosa dice la legge sui vaccini in Italia?

Esistono numerose controversie riguardo ai rischi dei vaccini e al carattere obbligatorio o volontario degli stessi. Negli ultimi anni, abbiamo assistito ad accesi dibattiti sulla convenienza o meno delle vaccinazioni.

In questi dibattiti vengono affrontati diversi concetti legali, come la volontarietà o l’obbligatorietà di fronte al bisogno di proteggere il diritto fondamentale alla salute. A seguire vediamo alcuni elementi per conoscere meglio il rapporto tra legge e vaccini in Italia.

Legge e vaccini: prima di tutto informare

All’interno del quadro legale delle vaccinazioni come prestazione sanitaria, uno degli aspetti più importanti è l’informazione. Con questo proposito, è stato creato il prospetto delle vaccinazioni, che è un valido strumento affinché i pazienti, o i loro genitori nel caso dei minorenni, ricevano tutte le informazioni necessarie sui vaccini.

Medico che vaccina una bambina

Nella pratica, tuttavia, sono i professionisti medici e gli infermieri dei centri sanitari a informare i pazienti o i genitori sui rischi e i benefici dei vaccini. Lo staff medico ha l’obbligo di garantire un’informazione adeguata, in particolar modo ai genitori che hanno dubbi o mostrano una certa diffidenza.

L’obiettivo è raggiungere una copertura di vaccinazioni minima. A tale scopo, i professionisti devono consegnare ai genitori informazioni complete e di facile comprensione su tutti i vaccini che possono e devono ricevere i propri figli. Questo include tutti i vaccini autorizzati, finanziati o meno dal programma di sanità pubblica, e il calendario vaccinale.

Legge e vaccini: l’obbligo di vaccinazione 

In Italia tutti i genitori devono rispettare l’obbligo vaccinale. Un buon livello di copertura vaccinale, infatti, limita la diffusione di alcune importanti infezioni, garantendo così anche la protezione indiretta di coloro che per motivi di salute non possono essere vaccinati: la cosiddetta immunità di gregge.

Le vaccinazioni obbligatorie sono passate da 4 a 10. Per i minori di età compresa tra 0 e 16 anni (ovvero 16 anni e 364 giorni) e per tutti i minori stranieri non accompagnati, della stessa fascia di età, queste vaccinazioni sono obbligatorie e gratuite.

In alcuni casi, bambini e ragazzi possono essere esonerati dall’obbligo di vaccinazione per iscriversi a scuola. Per esempio se il bambino non è stato vaccinato, ma ha già avuto la malattia naturale.

L’esonero dall’obbligo di vaccinazione permanente o temporaneo è previsto anche in caso di accertato pericolo per la salute. Questo è possibile solo in determinate circostanze, cioè quelle condizioni cliniche documentabili che controindichino la vaccinazione, per sempre o solo per un periodo di tempo. Tali condizioni devono essere attestate dal medico di base o dal pediatra.

Oltre ai vaccini obbligatori, ve ne sono altri opzionali non previste nel calendario ufficiale. Si tratta delle due vaccinazioni contro i meningococchi di gruppo C e di gruppo B, che non sono più comprese nel provvedimento e non saranno più richieste obbligatoriamente per l’iscrizione dei bambini ad asili e scuole.

Dal provvedimento rimangono fuori altre due vaccinazioni per l’infanzia, quale quella anti-rotavirus e l’anti-pneumococcica; così come la vaccinazione anti-HPV, offerta gratuitamente a maschi e femmine adolescenti di undici anni compiuti, e la vaccinazione contro i meningococchi ACWY, offerta agli adolescenti dai dodici anni d’età.

Le vaccinazioni devono essere obbligatorie?

Il tema dell’obbligatorietà o meno delle vaccinazioni può essere considerato un argomento di diritti individuali contro diritti collettivi. La legislazione è diversa in ogni paese e in alcuni stati europei, come l’Italia, la maggior parte dei vaccini è obbligatoria.

Vaccino al neonato

Esistono molti aspetti etico-legali da tenere in considerazione e ciò ha scatenato un accesso dibattito. Il successo avuto dai vaccini e la conseguente debellazione di gravi malattie infettive hanno mutato la percezione di rischio da parte dei genitori. Nonostante ciò, molti luoghi comuni negli ultimi anni hanno causato un aumento tra gli esponenti no-Vax.

Aspetti legali sulle vaccinazioni in base ai tassi di copertura

Le malattie che un tempo mietevano numerose vittime tra la popolazione infantile oggi sembrano molto lontane. Per questo motivo, molti genitori non considerano il rischio di una mancata vaccinazione dei propri figli e, al contrario, temono gli effetti collaterali dei vaccini.

Questa controversia sociale è stata riflessa nella legislazione in termini di volontarietà oppure obbligatorietà delle vaccinazioni. Il dibattito si concentra sul bisogno di proteggere i diritti fondamentali, come il diritto alla salute contro la libertà personale.

Proprio in seguito a questi timori, nel nostro paese, alla pari della Francia, è stato necessario imporre l’obbligo delle vaccinazioni a causa di un allarmante calo dei bambini vaccinati. Questo a sua volta ha prodotto un’impennata di malattie potenzialmente molto gravi, se non mortali, come il tetano, per cui l’Italia è prima in Europa con 33 casi nel 2017, o il morbillo, con oltre 2500 casi e 8 morti nel 2018.