Che cos’è la teoria del carico cognitivo

30 Dicembre 2019
In questo articolo scopriamo la teoria del carico cognitivo, che ci capisce di comprendere i limiti della nostra capacità di memorizzazione e come aggirarli.

John Sweller, uno psicologo australiano specializzato in educazione, alla fine degli anni Ottanta ha sviluppato la teoria del carico cognitivo. Per riuscirci, si è basato sul lavoro precedentemente svolto da George Miller sull’elaborazione delle informazioni. Nel 2017, la Scuola di Educazione dell’Università del Nuovo Galles del Sud ha pubblicato una ricerca nella quale ha approfondito questa teoria.

La teoria del carico cognitivo è una teoria che riguarda l’apprendimento, ed è basata sula premessa secondo la quale, dal momento che il cervello è in grado di svolgere un numero limitato di compiti allo stesso tempo, dobbiamo essere consapevoli dei lavori che gli chiediamo di compiere.

“La teoria del carico cognitivo si fonda su una serie di teorie accettate che riguardano il modo in cui il cervello umano elabora e immagazzina le informazioni. Queste ipotesi comprendono le seguenti: che la memoria umana possa essere suddivisa in memoria di lavoro e memoria a lungo termine; che le informazioni vengano immagazzinate nella memoria a lungo termine sotto forma di schemi; che l’elaborazione di nuove informazioni dia luogo a un “carico cognitivo” della memoria di lavoro che può influire sui risultati dell’apprendimento”.

– Anderson, Atkinson, Shiffrin e Baddeley –

In altre parole, la teoria del carico cognitivo afferma che esiste un limite al numero di nuove informazioni che il cervello è in grado di elaborare allo stesso tempo. Non ci sono limiti, invece, alla quantità di informazioni già immagazzinate che possono essere elaborate contemporaneamente.

la teoria del carico cognitivo ci suggerisce alcune strategie per rendere più efficiente il lavoro del nostro cervello

Che cosa afferma la teoria del carico cognitivo

Dal momento che il cervello umano lavora con la memoria sia a lungo che a breve termine, dobbiamo tenere conto di entrambi questi aspetti. La memoria a lungo termine trattiene informazioni molto strutturate per un tempo indefinito.

La memoria a breve termine, invece, riceve le informazioni e le elabora in modo che possano essere comprese e immagazzinate nella memoria a lungo termine. Questa memoria a breve termine è limitata: si ritiene che possa immagazzinare fino a sette elementi costituenti un’informazione.

Se la memoria a lungo termine crea strutture per organizzare determinati contenuti, i processi associati all’informazione di questa struttura possono essere realizzati con uno sforzo minore, in maniera automatica.

Quando una persona riesce a creare differenti schemi mentali, ottiene la capacità di strutturare in modo più veloce ed efficiente le informazioni che riceve dai sensi. La comprensione e l’analisi di queste informazioni viene quindi automatizzata.

A questo punto, l’informazione compare nella memoria come un unico elemento nella memoria di lavoro. È il fenomeno noto come “acquisizione dell’esperienza“.

Il processo di apprendimento e di assimilazione di contenuti viene agevolato, se le informazioni che otteniamo possono essere raggruppate attraverso uno schema logico che crei un nuovo schema mentale.

Se siamo capaci di distribuire le informazioni in vari mezzi (mezzi uditivo e visivo, per esempio), possiamo alleggerire il carico cognitivo. In altre parole, per imparare è importante che l’informazione sia diretta verso l’obiettivo principale, non a compiti di carattere secondario.

Che cosa afferma Sweller

“La teoria del carico cognitivo è stata formulata per offrire delle direttrici destinate a contribuire alla presentazione delle informazioni in un modo che incoraggi le attività degli studenti a ottimizzare il rendimento intellettivo. La teoria parte dal presupposto dell’esistenza di una memoria di lavoro dalle capacità limitate che comporta la presenza di sottocomponenti parzialmente indipendenti, impiegati per gestire materiale uditivo/verbale e informazioni visive/tridimensionali, così come di una memoria a lungo termine effettivamente limitata, che contiene schemi differenti nel proprio grado di automatizzazione”.

– Sweller –

la teoria del carico cognitivo afferma che esiste un limite al numero di nuove informazioni che il cervello è in grado di elaborare allo stesso tempo

Quindi, la base della conoscenza è formata da schemi. Schemi che vengono acquisiti nel corso di tutta la vita. All’interno di questi schemi possono esserne presenti altri.

Secondo questa teoria, in una determinata area della conoscenza troviamo delle differenze tra un apprendista e un esperto. Un apprendista non possiede gli schemi cognitivi che invece ha acquisito un esperto nel corso del tempo. Attraverso l’apprendimento, le strutture schematiche della memoria a lungo termine sono destinate a cambiare. Questo risultato viene ottenuto nel corso di un lungo periodo.

Quando conosciamo un cosa e lavoriamo su di essa, le caratteristiche cognitive associate al suo contenuto cambiano, per fare in modo che la memoria di lavoro possa dominarle in modo più efficiente.

Di conseguenza, tutto ciò può esercitare delle conseguenze sul modo in cui i maestri possono progettare i propri sistemi di insegnamento, lezioni, valutazioni e unità didattiche.

  • Paas, Fred, Alexander Renkl, y John Sweller. Cognitive load theory: Instructional implications of the interaction between information structures and cognitive architecture. Instructional science . (2004).
  • Singley, Mark K., y John Robert Anderson. The transfer of cognitive skill. Harvard University Press, 1989.
  • Atkinson, Stephanie. Cognitive style in the context of design and technology project work. Educational Psychology. (1998).
  • Shiffrin, Richard M. Perspectives on modeling in cognitive science. Topics in cognitive science. 2010.