I bambini negli spot pubblicitari: giusto o sbagliato?

Basta accendere una tv per rendersi conto che ci sono moltissimi bambini negli spot pubblicitari. Ma è giusto sfruttare i bambini per convincere le persone ad acquistare dei prodotti?
I bambini negli spot pubblicitari: giusto o sbagliato?

Ultimo aggiornamento: 16 settembre, 2019

I bambini sono sempre più presenti negli spot pubblicitari. È molto comune vederli, sia nelle pubblicità rivolte ai bambini che in quelle destinate agli adulti. I bambini negli spot pubblicitari: giusto o sbagliato?

Siamo abituati a vedere i bambini nelle pubblicità di vestiti, giocattoli, prodotti alimentari e persino farmaci. Sono diventati un’immagine fondamentale per gli spot pubblicitari di maggior successo. Ma cosa dice la legge al riguardo? In che modo è regolata la protezione dei minori al riguardo?

L’uso dei minori nella pubblicità è un’attività che può presentare rischi e deve essere regolamentata. In questo articolo, vedremo i bambini negli spot pubblicitari: giusto o sbagliato?

Perché ci sono i bambini negli spot pubblicitari?

I bambini sono i protagonisti di molte pubblicità. Il motivo di questa scelta commerciale è che il loro bel sorriso è più accattivante di quello di un adulto. I bambini sono diventati elementi molto influenti nel consumo di molti prodotti destinati alle famiglie. Questo accade soprattutto perché oggi i genitori sono sempre più attenti alle esigenze e persino ai capricci dei loro figli.

Spot pubblicitari

Alcuni periodi dell’anno sono particolarmente favorevoli a campagne pubblicitarie rivolte a bambini o adolescenti e che hanno come protagonisti loro stessi. Le stagioni migliori per il lancio di questo tipo di campagne pubblicitarie sono, principalmente, il ritorno a scuola, la fine dell’anno scolastico e il Natale.

I periodi con il maggiore impatto pubblicitario

A settembre, quando ricomincia la scuola, i genitori devono acquistare quaderni, matite, portapenne, zaini e tutti i tipi di materiale scolastico. La maggior parte di loro vuole compiacere i propri figli acquistando le cose che preferiscono. È il momento ideale per i brand di provare a convincere i bambini attraverso annunci pubblicitari in cui altri bambini scelgono questo o quel prodotto.

Alla fine dell’anno scolastico, i genitori tendono a compiacere i propri figli offrendo loro regali per premiare i buoni voti e celebrare l’inizio delle vacanze. Poi arriva il Natale, che è senza dubbio il momento più favorevole dell’anno per la pubblicità e il consumo. Bisogna sapere che sono proprio i bambini i principali responsabili di questo consumo. Inoltre, diventano i protagonisti delle pubblicità.

Ma i bambini negli spot pubblicitari non sono presenti solo nella pubblicità dei prodotti che consumano. Appaiono anche nelle pubblicità per adulti, spesso allo scopo di trasmettere l’immagine di una famiglia felice e unita. Questo è il caso, ad esempio, degli annunci auto. In ogni caso, i bambini sono oggi delle figure indispensabili per la pubblicità.

I bambini negli spot pubblicitari: giusto o sbagliato?

La diffusione di informazioni o l’uso di immagini o nomi di minori negli spot pubblicitari talvolta possono implicare un’interferenza illegittima con la loro privacy, onore o reputazione. In questi casi, le esigenze commerciali vanno in contrasto con i loro interessi. Se ciò avviene, è inevitabile ricorrere a delle misure precauzionali e protettive e richiedere il risarcimento corrispondente.

Bambina che guarda la pubblicità

La regolamentazione in materia pone particolare enfasi sull’efficacia del diritto alla privacy e alla propria immagine. Grazie a questo diritto, i minori vengono tutelati perfino al di sopra del loro consenso o di quello dei genitori.

In pratica, possono essere intraprese delle azioni legali pertinenti nel caso in cui vi sia un’azione contraria agli interessi del minore nel contesto di annunci e pubblicità.

Il Codice di Autoregolamentazione Tv e Minori

In Italia, la legge consente ai minori di partecipare o intervenire in modo eccezionale a spettacoli pubblici, a condizione che ciò non ne pregiudichi il corretto sviluppo. A causa della mancanza di una legislazione specifica in materia, le aziende pubblicitarie hanno stabilito una serie di norme, riunite nel Codice di Autoregolamentazione Tv e Minori.

Il Codice di Autoregolamentazione Tv e Minori nasce nel 1993 a Roma e viene firmato dalla Federazione Radio Televisioni che comprende 150 televisioni locali, le reti Mediaset e alcuni canali tematici insieme a 21 associazioni di utenti, consumatori, insegnanti e genitori.

Questo Codice nasce da una doppia esigenza: la prima è avere una normativa chiara ed univoca nella programmazione televisiva (comprese la pubblicità) a tutela del pubblico infantile vincolante per tutte le emittenti partecipanti; la seconda, tutelare la libertà di espressione delle emittenti.

Tuttavia, nonostante ciò, non esiste una regolamentazione chiara al riguardo. In questo senso, non esiste una norma generale o settoriale del contenuto del lavoro che consenta di regolare le condizioni di lavoro dei minori nel mondo della pubblicità. Né esistono i controlli corrispondenti.

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