Anch’io insegno ai miei figli a dire grazie, buongiorno e per favore

· 20 novembre 2017

Siamo in tanti a credere ancora che insegnare ai bambini le buone maniere abbia un valore. Perché parole come “grazie, buongiorno e per favore” sono un riflesso non solo del senso civico, ma anche di quella connessione emotiva che si stabilisce attraverso la parola e con la quale riconosciamo l’altra persona.

È curioso come, negli ultimi anni, sia nata una tendenza che afferma la necessità di “non obbligare” il bambino a fare niente. Si ha la pretesa di pensare che sia lui stesso a scegliere il momento in cui adottare un certo comportamento, dire una determinata parola o compiere una certa azione, come se, in questo modo, fossero garantite una crescita e una maturazione più rispettose.

Tuttavia, il classico laissez faire non può essere condotto all’estremo. In quanto genitori, non possiamo dimenticare che siamo noi i maggiori responsabili dell’adeguata integrazione di un bambino nel suo mondo. Dobbiamo dargli degli esempi, strategie e abilità per entrare in contatto con gli altri nella fase più adatta della sua vita. Ogni processo di apprendimento richiede il suo tempo e dobbiamo essere in grado di svilupparlo nel bambino.

Insegnare ai nostri figli a ringraziare, a dire buongiorno o per favore non significa “obbligarli” a fare niente. Non vuol dire “imporre”. Significa far scoprire loro il potere che alcune parole hanno nella nostra società. Sono gesti di armonia e riconoscimento che vanno insegnati al più presto.

Di seguito vi spieghiamo perché.

“Grazie”: il potere di una parola da scoprire presto

Lo sviluppo socio-emotivo del bambino avviene tra i tre e i sei anni. È in questo periodo che lo sviluppo del linguaggio si consolida in base alle esperienze relazionali. Impara da tutto ciò che vede, integra i comportamenti e le reazioni dei genitori e rafforza perfino la comunicazione non verbale (gesti, movimenti, atteggiamenti…).

È un piccolo passo in un cammino in continua evoluzione, finché, dopo aver superato la barriera dell’egocentrismo e riconosciuto i suoi simili, si avvicinerà a una maturità emotiva più corretta, ma anche più complessa.

Con tutto ciò vogliamo evidenziare un aspetto fondamentale: come genitori, dobbiamo agire sempre rappresentando il miglior modello di comportamento per i nostri figli. È qui che il valore di un “grazie, buongiorno e per favore” assume un potere impareggiabile, che, a volte, sottovalutiamo.

Ringraziare significa capire che non può avere tutto ciò che vuole

Ci sono dei bambini piccoli davvero dispotici. Danno per scontata ogni cosa che ricevono e che si sentono pienamente in diritto di agire e reagire come piace a loro.

  • Indubbiamente potremmo immediatamente dare ai genitori la colpa di questi comportamenti. Tuttavia dobbiamo anche ricordare che ci sono bambini più difficili di altri. Accettarlo rappresenta una sfida, ma anche una responsabilità.
  • L’educazione sociale, civica ed emotiva di un bambino inizia molto presto. Molto prima di imparare a parlare, comprende già molto più di quanto pensiamo.
  • È necessario elaborare la sua frustrazione. Non può e non deve ricevere sempre tutto ciò che vuole. E quando lo fa, quando gli diamo qualcosa, è necessario insegnargli al più presto la parola “grazie”.

Le parole positive che ci permettono di riconoscere gli altri

Quando un bambino di tre o quattro anni entra in un negozio e dice grazie, buongiorno e per favore, suscita sempre attenzione e sorrisi. È un comportamento positivo che gli permette di entrare in contatto precocemente con gli altri.

  • È possibile che, a questa età, non comprenda ancora l’importanza di queste espressioni. Tuttavia comprenderà che ringraziare lo aiuterà a essere rispettato, ammirato e valorizzato.
  • Un “grazie” equivale a saper riconoscere il gesto che gli altri fanno per noi. Significa poter consolidare le basi di un’autentica empatia. È un aspetto fondamentale per lo sviluppo sociale ed emotivo di un bambino.

Le parole positive sono contagiose

Insegnare a un bambino a dire grazie, buongiorno e per favore non costa niente e dà grandi risultati. Se i nostri figli, quando arrivano all’età scolare, hanno integrato questi comportamenti, è probabile che finiscano per “contagiare” i loro compagni. È un modello di senso civico carico di positività, che costruisce le relazioni sociali.

  • Ancora una volta, è necessario ricordare l’importanza che hanno alcune parole per gli esseri umani. Un “ti voglio bene”, un “per me sei importante” o un semplice “grazie” non sono solo parole. Sono espressioni che creano emozioni, un sentimento che nasce da dentro di noi e raggiunge la persona che abbiamo di fronte.
  • Farle nostre, fare in modo che un bambino piccolo le interiorizzi lo renderà, giorno dopo giorno, più empatico e maturo nei confronti di chi lo circonda. Non solo dirà grazie, ma pretenderà anche che glielo dicano gli altri.
Grazie, buongiorno e per favore: le parole che fanno crescere i bimbi.

Quando farà un gesto per qualcuno, si aspetterà di essere riconosciuto e rispettato. Desidererà che gli altri lo trattino allo stesso modo in cui lo fa lui. Tutto ciò rappresenta un modello che ha imparato da noi e che, senza alcun dubbio, gli sarà di grande aiuto nella vita quotidiana.

Anche voi insegnate ai vostri figli il valore di queste parole?