Come può qualcuno così piccolo farci sentire qualcosa di così grande?

23 Aprile 2018

Anche se non lo potevi né vedere né toccare già lo amavi, lo adoravi e persino lo sognavi. Anche se non ha ancora detto la sua prima parola, dorme e mangia tutto il giorno, anche così piccolo è per voi l’essere più bello e perfetto del mondo. Come può qualcuno così piccolo e così fragile essere capace di farci sentire qualcosa di così immenso?

Questa è senza dubbio una delle più grandi domande per cui non servono spiegazioni, né libri né le più avanzate teorie sulla maternità. I figli si amano, e non importa se non sono cresciuti nel tuo ventre. Non importa se non hanno il tuo stesso codice genetico, i bambini si amano perché sono una parte di noi. Sono figli del cuore e questo è qualcosa che una madre e un padre possono capire molto bene.

D’altro canto, non manca chi ci ricorda che tutto questo festival di sensazioni, di speranze e anche di preoccupazioni costanti attorno a questa piccola creatura perfetta è il risultato evidente di una serie di processi biologici regolati dall’ossitocina, chiamata anche ormone della maternità, dall’affetto e dalla necessità di proteggere i più piccoli.

Tuttavia, quando parliamo di questo eterno amore, per il quale non esistono scuse, rese o difetti, le spiegazioni biologiche non hanno molto senso. I figli si amano nello stesso modo in cui respiriamo. Sono parte di noi, sono un pezzo enorme del nostro cuore e il cordone ombelicale che unirà sempre quel bambino o bambina perfetta, che per noi è il nostro universo e quel pianeta attorno a cui orbitare per tutta la vita in maniera rispettosa.

Sentire tra le nostre braccia questa nuova vita

Nella maggior parte dei siti in cui si parla di maternità si tende a lasciare spesso da parte quel legame magico, ferreo e necessario che ha il nuovo nato con il padre. E ancora di più, spesso ci si dimentica che avere un figlio è una cosa che coinvolge due persone, e che quello che i genitori possono arrivare a provare di fronte a questa nuova vita è alla fine qualcosa di indimenticabile e al tempo stesso trascendente.

Come può qualcuno così piccolo farci sentire qualcosa di così grande?

Quello che proviamo è anche il risultato di una storia

Avere un figlio è il risultato di un processo che ci identifica e ci definisce. Quando una donna si trova in sala parto, vive senza alcun dubbio il momento più speciale della sua vita. Eppure, quello che c’è stato prima forma a sua volta parte di un patrimonio unico che definisce il padre, la madre e, più tardi, il proprio bambino.

  • È facile che, per esempio, la coppia abbia avuto delle difficoltà quando è arrivato il momento di diventare genitori. Il modo in cui sentono l’arrivo di quel neonato è qualcosa di molto intenso, traboccante e pieno di significati.
  • Dall’altro lato, non possiamo nemmeno dimenticare che ogni giorno nascono sempre più bambini “arcobaleno“. Nella storia personale di quei genitori si introduce un bambino arcobaleno che ricorderanno sempre, ma che in cambio fa sentire loro questa nascita in una maniera diversa. Più intensa.
  • A loro volta, un’altra delle storie che definisce molte volte i genitori è l’arrivo di un neonato prematuro. Le emozioni, le paure, la sofferenza che spesso è presente in queste piccolissime creature che lottano per la vita, fanno sì che i genitori siano quasi obbligati a provare sensazioni molto complesse, in cui il timore e la speranza sono presenti in ugual modo nei loro cuori.

Così piccolo e già sentivo la tua luce dentro di me

L'amore dei genitori

Il movimento fetale si percepisce tra la settima e l’ottava settimana di gravidanza. Nonostante ciò, le mamme più navigate sono capaci di individuare i movimenti dell’embrione molto prima. Quando questo succede, qualcosa nella mamma si accende, si illumina, si risveglia…

È il momento in cui si è pienamente coscienti del fatto che quella vita è già lì, e quasi senza sapere come un amore intenso, infinito e incommensurabile si impadronisce di noi senza che possiamo o vogliamo controllarlo.

Semplicemente ci lasciamo trasportare. Mese dopo mese speriamo di sentirlo sempre di più, sognamo il suo viso, la sua voce e immaginiamo con il padre come sarà il suono della sua risata o a chi somiglierà.

D’altra parte, anche i genitori che hanno scelto l’adozione come risposta al desiderio sognano quel bambino che tra poco sarà parte di loro. Anche in questo modo si avverte il processo, si sogna, si immagina e si progetta con la stessa intensità e la stessa trascendenza.

Ti amo piccolo mio

Una volta che abbiamo con noi questa persona speciale, non possiamo fare nient’altro che abbracciarlo delicatamente e renderlo nostro. Sentire il suo profumo, la forza del suo cuore, il calore della sua pelle e quel bisogno che ha di averci accanto. Perché questa mamma e questo papà hanno ora davanti a loro il compito più importante della loro vita.

Sentire è vivere. Sentire è sperimentare la felicità e fare in modo che cresca mentre condividiamo, mentre accarezziamo, sognamo e facciamo in modo che questo essere così piccolo cammini giorno dopo giorno in armonia insieme a noi.